Sessione 25

Professioni sociali e processi di riorganizzazione/innovazione nei sistemi di welfare. Linee di tendenza e aspetti critici.

Coordinatore/i di sessione: Carla Facchini (Università di Milano-Bicocca); Armida Salvati (Università di Bari “A. Moro”), Teresa Bertotti (Università di Trento) e Paolo Rossi (Università di Milano-Bicocca)

 

Testo della Call

L’interesse per questo tema nasce dalla considerazione che i mutamenti del sistema di welfare e i processi di esternalizzazione che li caratterizzano impattano sulla collocazione lavorativa di chi opera in tale settore, ridisegnandone professionalità e sistemi relazionali. In particolare, alle collocazioni lavorative nel settore pubblico si affiancano, in misura crescente, collocazioni nelle cooperative sociali o nel terzo settore. Nello stesso tempo mentre il settore pubblico è sempre più centrato sulle funzioni di programmazione, gestione e di (eventuale) valutazione dei singoli interventi, il privato svolge in misura crescente le funzioni specifiche della presa in carico dei soggetti, anche in una logica di flessibilità e di ‘personalizzazione’.

Ne consegue una possibile accentuazione delle differenze nelle competenze richieste da chi opera nei due diversi ambiti. Da un lato i compiti di gestione e programmazione complessiva degli interventi rendono necessarie competenze che attengono alla lettura dei mutamenti sociali, alla capacità di costituire reti tra i diversi soggetti, pubblici e privati, presenti sul territorio, alla valutazione degli enti convenzionati circa la loro capacità e affidabilità e alla successiva «contrattazione» delle condizioni e delle procedure di intervento. Dall’altro, le funzioni connesse alla presa in carico dei soggetti che ai servizi si rivolgono richiedono non solo competenze empatiche, ma anche competenze gestionali e la capacità di attivare reti sociali e comunque interventi differenziati e modulabili. Funzioni che sembrano chiamare in causa, rispettivamente, da un lato più la figura del sociologo, dall’altra più quella dell’assistente sociale. La questione che si pone è quanto queste due figure professionali riescano effettivamente a ritagliarsi spazi operativi, in una logica di collaborazione di condivisione dei diversi ruoli o quanto invece possano emergere tensioni circa i rispettivi ambiti di competenza, ruoli professionali e conseguenti competenze.

Per altri versi, l’ampliamento e il mutamento dei bisogni sociali associata alle politiche di austerità, ha alimentato l’esigenza di una riconfigurazione delle soluzioni organizzative nella regolazione dell’accesso e nei processi di erogazione dei servizi. La contrazione delle risorse disponibili per i servizi socio-assistenziali si è fatta particolarmente sentire a livello locale, anche per effetto delle scelte di blame avoidance [Hansson, 2015] predisposte a livello governativo, che hanno scaricato sugli enti locali i risvolti più critici dei provvedimenti di ridimensionamento della spesa per i servizi di welfare. Accanto a queste dinamiche di retrenchment, alcuni Comuni hanno però sperimentato forme innovative di gestione e implementazione dei servizi o hanno optato per una riconfigurazione delle forme organizzative di accesso e presa in carico degli utenti. Queste sono state declinate attraverso varie soluzioni quali la ridefinizione delle strutture organizzative interne, l’introduzione di nuovi strumenti di supporto, la sperimentazione di dispositivi di coproduzione o coprogettazione dei servizi, la costituzione di nuove forme organizzative di carattere ibrido nella loro forma giuridica (pubblica-privata) o nella finalità istituzionale.  Tali innovazioni esistano da un insieme di fattori, tra cui l’azione/reazione degli operatori e dei professionisti impegnati nella realizzazione dei servizi, che si giocano in modo differente gli spazi di discrezionalità caratteristici dei servizi sociale.  In particolare, desta specifico interesse l’intreccio tra le dimensioni organizzative e professionali sia nelle fasi di riorganizzazione sia nei processi di innovazione, dalla nascita e l’ideazione al loro sviluppo.

Nello stesso tempo, tale tema dei profili professionali e della loro collaborazione appare ancor più rilevante se si considera che sempre più, nelle politiche e negli interventi sociali, è cruciale un approccio multidisciplinare che prevede un lavoro di equipe in cui siano presenti competenze diverse e, dunque, profili professionali diversificati. Si pone quindi il problema di come far sì che tali equipe riescano a funzionare ‘bene’ riconoscendosi vicendevolmente ruoli e capacità, evitando arroccamenti corporativi.

Diventa quindi particolarmente utile studiare quali siano i modi con cui le diverse professioni affrontano tali mutamenti, quali le criticità, e quali le ‘buone pratiche’.

Rispetto a questo scenario di fondo, diversi possono essere i temi specifici proposti:

– i mutamenti dei contratti di lavoro e le ripercussioni sulla professionalità e sul vissuto e degli operatori;

– il rapporto tra contesto lavorativo e attività concretamente svolte;

– le criticità poste dal mutamento dell’assetto normativo;

– criticità e positività del lavoro in equipe multidisciplinari;

– nuovi bisogni e nuova professionalità?;

– come gli operatori reagiscono/contribuiscono ai processi di riorganizzazione;

– quali fattori influenzano i processi di innovazione

 

Sotto-sessione A

Paper accettati

Prospettive multidisciplinari e inclusive nella cooperazione sociale di inclusione lavorativa (Alberto Baccichetto, Sarah Baratella)

La collaborazione tra professionisti e operatori sociali nelle politiche a contrasto della povertà (Matteo D’Emilione, Giovanna Giuliano)

Un percorso partecipato per la definizione dei criteri di  valutazione delle pratiche di Long term care (Marta Pantalone -Giovanni Bertin)

Reddito di cittadinanza: assistenza o capacitazione delle famiglie più vulnerabili? Esperienze innovative di formazione e ricerca a livello nazionale (Paola Milani Katia Bolelli, Sara Colombini, Marco Ius, Andrea Petrella, Sara Serbati, Anna Zenarolla)

 

Sotto-sessione B

Paper accettati

Rinegoziare i profili professionali nella seconda accoglienza dei rifugiati (Tiziana Tarsia)

Dinamiche di mutamento del terzo settore tra decisioni, azioni e mediazioni: il ruolo strategico del social worker (Francesca Pia Scardigno)

Gli sportelli sociali nei territori dell’area metropolitana bolognese e l’importanza della qualificazione degli operatori per l’omogeneità dell’accesso (Francesco Bertoni, Bianca Veronica Di Nuzzo, Marisa Anconelli, Rossella Piccinini, Greta Nicodemi, Elena Anconelli)

 Paper distribuiti

Nuovi bisogni sociali: opinioni, conoscenze e competenze dell’assistente sociale (Sabina Licursi; Emanuela Pascuzzi)

 

Sotto-sessione C

Paper accettati

Precarietà lavorativa degli assistenti sociali (Elisa Daga)

Professioni e servizi sociali nel welfare in mutamento. La prospettiva del terzo settore (Gabriella Natoli – Marta Santanicchia)

La riconfigurazione transnazionale dello spazio dei servizi sociali locali: il caso dell’Ecuador a Genova (Agostino Massa)

Il sociologo nel sistema dei servizi. L’apporto della norma tecnica UNI (Anna Maria Perino, Patrizia Magnante)

 

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