Sessione 2

Community care: retoriche e pratiche, rischi e opportunità

Coordinatore/i di sessione: Valeria Cappellato (Università degli Studi di Torino) e Laura Cataldi (Università degli Studi di Torino)

 

Testo della Call

Il dibattito internazionale sulla community care – vivacissimo fin dai tempi di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e significativamente sviluppato in molte altre nazioni, non solo di tradizione anglosassone – ha ancora un’eco limitata in Italia. Eppure, anche nel nostro paese, da più parti e con diverse sfumature, trova riscontro l’idea – quantomeno a livello di retorica – che la comunità possa e debba essere al contempo destinataria, referente, luogo, risorsa e attore partecipe nella presa in carico dei suoi soggetti più deboli. L’idea di community care muove da assunti etici e morali, come la convinzione che la tutela delle persone vulnerabili sia meglio assicurata all’interno dei propri luoghi di vita piuttosto che in macro- istituzioni residenziali, ritenute non in grado di garantire un approccio sufficientemente personalizzato e rispettoso delle esigenze umane, sociali e culturali dei soggetti. Più prosaicamente, però, deriva dalla condizione di permanent austerity (Pierson 1998, 2001) e dalla crisi del sistema pubblico di welfare. In questo senso, l’interesse a discutere l’approccio di community care, tanto in termini di narrazione di riforma quanto di prassi reali, risiede nella possibilità di riflettere sulla questione della sostenibilità – presente e futura – del sistema di protezione sociale, nonché sulla validità di questa e di altre soluzioni di welfare mix (si pensi, ad esempio, al Secondo Welfare e a quello generativo) che scommettono sul coordinamento, l’integrazione, la capacità di fare rete e sinergia delle componenti più formali (istituzioni, professioni sociali e sanitarie) e informali (famiglie, vicinato, reti di auto-mutuo aiuto, volontariato, ecc.) del sistema di tutela della salute, intesa come well-being. Proprio le promesse di dare vita a soluzioni sostenibili, flessibili e plurali richiedono di essere oggetto di discussione e valutazione critica. L’invito a presentare un contributo, che si inserisca in questo dibattito, è esteso a studiosi – non solo scienziati sociali (sociologi, politologi, economisti), ma anche a giuristi, psicologi e storici – e ai practitioners. Saranno ben accette riflessioni teoriche e analisi empiriche, inclusi studi di caso, che intercettino o si focalizzino sui seguenti temi e argomenti:

policies, esperienze e pratiche relative anche a singole componenti della comunità, quali anziani non autosufficienti, minori con problematiche familiari e stranieri non accompagnati, adulti in difficoltà, disabili, malati cronici e persone in codizione di disagio mentale, ecc. (un esempio può essere rappresentato dalle pratiche di inserimento di soggetti fragili all’interno di famiglie ospitanti);

– il punto di vista dei diversi attori implicati nei sistemi di community care: le istituzioni e gli enti locali, i professionisti sociali e sanitari, gli attori di terzo settore, gli stessi soggetti fragili, le loro famiglie e, più in generale, tutti coloro che rivestono il ruolo di care givers;

– i meccanismi e le strategie di coordinamento e di integrazione dei diversi ambiti e attori dei sistemi di community care, il lavoro di costruzione, attivazione e sostegno delle reti e le politiche di sviluppo ed empowerment della comunità; – strumenti e modalità di partecipazione della comunità e/o dei cittadini nel disegno, implementazione e valutazione delle politiche di community care;

– la definizione e i confini della “comunità” e le relative dinamiche di esclusione/discriminazione;

– le questioni cruciali della cittadinanza, dell’autonomia dei soggetti, del paternalismo istituzionale e professionale, del localismo, dell’universalismo e dell’equità;

– le implicazioni in termini di gender issues;

– i rischi della delega alla comunità e di deresponsabilizzazione delle istituzioni.

La sessione sarà organizzata ispirandosi in parte alle Korpi’s rules, in modo da favorire il più possibile la partecipazione attiva degli autori selezionati e, al contempo, rendere fruibile la sessione agli auditori esterni. L’organizzazione sarà pertanto la seguente: gli autori dei paper saranno tenuti a leggere i contributi di tutti i partecipanti; ciascun contributo sarà brevemente presentato dagli autori e analizzato criticamente da un discussant scelto tra gli autori degli altri paper; gli autori disporranno di un tempo limitato per rispondere alle suggestioni e ai rilievi dei discussant, così da riservare una parte della sessione al dibattito collettivo.

 

Paper accettati

I dialoghi comunitari di rete per lo sviluppo della Community care (Valentina Calcaterra, Camilla Landi)

Una “comunità di gente che passa”? Social housing, investimento sociale e comunità a Torino (Tommaso Frangioni)

Il coinvolgimento della cittadinanza nel welfare come minaccia o come opportunità. Lo scenario teorico e il caso milanese (Emanuele Polizzi)

Mercato privato di cura, welfare regionale e community care: modelli di regolazione e azione di governance (Paola Torrioni, Anastasia Guarna)

 

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