Sessione 31

Vite in strada in epoca Covid: pratiche di sopravvivenza degli homeless e iniziative di supporto

Coordinatrici di sessione: Claudia Tagliavia (INAPP), Caterina Cortese (Fio.PSD)

 

Descrizione  

L’appello #IoRestoACasa, che ha caratterizzato la prima fase dell’emergenza sanitaria, ha messo in luce la difficoltà di chi non aveva una casa in cui confinarsi. L’improvviso spopolamento delle città italiane ha così reso ancora più visibile la presenza degli homeless, un insieme di persone con condizioni assai precarie che assomma numerose fragilità, non ultime quelle di carattere sanitario, composto secondo l’ultima stima nazionale da oltre 50.000 persone. L’emergenza da Covid-19 ha inizialmente prodotto lo spaesamento delle istituzioni e delle associazioni del privato sociale che si occupano di grave marginalità adulta, e ciò ha significato per questa popolazione fragile la perdita degli abituali punti di riferimento, la rottura delle routine quotidiane e il venir meno della maggior parte delle forme di assistenza. Tuttavia, le organizzazioni che forniscono assistenza alle persone senza dimora non hanno tardato a riorganizzarsi, trovando il modo di offrire aiuto a questa parte di popolazione che l’insorgente crisi economica ha reso ancora più ampia. Le mense sono state chiuse ma al loro posto è stata organizzata la distribuzione di pacchi alimentari o di cibo da asporto. I servizi di segretariato sociale e le comunicazioni con l’utenza sono state radicalmente modificati e affidati ai contatti telefonici, l’accoglienza notturna si è ovunque trasformata in accoglienza per l’intera giornata riservando nuovi accessi a quanti potevano dimostrare di non essere portatori del virus. Anche l’assistenza sanitaria a favore degli homeless è stata rapidamente adeguata alla fase emergenziale fornendo innanzitutto informazioni e dispositivi igienico-sanitari e provvedendo poi, attraverso le unità mobili e i presidi dedicati, a monitorare e assistere chi vive in strada.

In parallelo, sono anche cambiate le abitudini delle persone senza dimora: il timore di subire sanzioni da parte delle forze dell’ordine le ha spesso condotte a rifugiarsi o isolarsi ancor di più. La maggior parte di chi è rimasto in strada ha faticato a trovare risposta anche ai bisogni minimi vitali. D’altro canto, chi è riuscito a trovare accoglienza presso le strutture (tra cui alcune realizzate ad hoc per la pandemia) si è attivato al suo interno compartecipando alla gestione degli spazi e instaurando via via dei rapporti di collaborazione e maggiore fiducia con il personale.

Le importanti trasformazioni nelle condizioni di vita degli homeless e nelle risposte introdotte per assisterli richiedono pertanto di essere approfondite attraverso contributi provenienti da differenti discipline scientifiche e ambiti professionali, che esplorino tramite studi di caso e ricerche empiriche le nuove sfide emerse nei diversi contesti geografici del Paese e le direzioni di potenziale cambiamento verso cui sta andando la situazione italiana: saranno in particolare benvenuti contributi volti a comprendere gli effetti che la pandemia sta avendo sulla homelessness, sia in termini di peggioramento delle condizioni di vita di persone così fragili che di presenza di nuovi profili sociali “scivolati in povertà”. Potranno altresì essere presi in considerazione eventuali elaborati di taglio comparativo con situazioni di altri Paesi europei, che siano di ulteriore stimolo per affrontare l’attuale crisi sanitaria, divenuta ancor più dura per i suoi effetti socio-economici, ed individuare possibili soluzioni.