Sessione 27

Misure di contrasto alla povertà e di attivazione alla luce delle esperienze fatte finora: percorsi di inserimento, dinamiche di vita quotidiana delle persone beneficiarie e ruolo del servizio sociale

Coordinatori di sessione: Ignazia Bartholini (Università di Palermo), Andrea Bilotti (Università di Siena), Urban Nothdurfter (Libera Università di Bolzano)

 

Testo della Call

I problemi della povertà e del progressivo esautoramento del mercato del lavoro in ambito nazionale hanno rafforzato la messa in campo di politiche attive che fungessero da traino al reinserimento lavorativo e sociale delle persone beneficiarie delle misure di contrasto alla povertà recentemente introdotte. Fra tali misure, soprattutto il Reddito di Cittadinanza (RDC) ha previsto una sorta di “condizionalità inclusiva”, finalizzata a creare reti di solidarietà organica sulla base dei compiti che i beneficiari si trovano a svolgere accettando di sottoscrivere il “Patto per il lavoro” o il “Patto per l’inclusione sociale”.

Quando si tratta di percorsi volti all’inclusione sociale di soggetti più vulnerabili, diviene centrale il servizio sociale professionale per la valutazione del bisogno, il coordinamento dell’equipe multi-professionale e la definizione e predisposizione del progetto con la persona e la famiglia beneficiaria della misura. Non è quindi da sottovalutare il lavoro degli assistenti sociali che anche in Italia viene messo alla prova dalle sfide di un welfare attivo che sposta l’attenzione verso interventi mirati allo sviluppo di capacità e responsabilità dei cittadini per fronteggiare situazioni di bisogno e di attivarsi per la loro inclusione lavorativa e sociale

Questa sessione intende far convergere contributi di studiosi e professionisti che si focalizzino su possibili risposte ai seguenti interrogativi:

– In quali contesti territoriali il RDC (e/o il REI prima) ha effettivamente promosso una governance delle politiche sociali, al fine di ridurne le iniquità? Ci sono delle specificità che si sono delineate sia rispetto ad aree geografico-territoriali (nord – sud) sia rispetto a tipologie di persone beneficiarie e utenti dei servizi (tipologie e provenienza dei nuclei)?
– Quale ruolo svolge il servizio sociale sul frontline dei servizi, e quale valore aggiunto esso può offrire per lo sviluppo delle politiche stesse e l’elaborazione di strategie efficaci per l’inclusione di chi verrebbe invece marginalizzato, in quanto “beneficiario non facilmente reinseribile bel mercato del lavoro”?
– Le indicazioni che limitano il ruolo del servizio sociale a specifiche categorie di possibili beneficiari del RDC, ha indotto ad una mutazione nelle strategie e metodologie professionali degli assistenti sociali?
– Quanto, infine, il separare la popolazione delle persone beneficiarie, canalizzando gli uni verso il servizio sociale e gli altri verso uffici volti a riorientare i profili lavorativi attraverso nuovi percorsi di formazione professionale è da considerarsi una scelta razionale e inclusiva dai beneficiari e dai professionisti che lavorano in rete?