Sessione 25

Resilienza dei servizi nella crisi COVID-19. Le chance del lavoro sociale nella fase della ricostruzione

Coordinatori/coordinatrici di sessione: Folco Cimagalli (LUMSA), Luigi Gui (UNITS), Mara Sanfelici (UNITS)

 

Descrizione

 La crisi pandemica ha rappresentato la rottura di normalità apparentemente consolidate, tanto nella vita quotidiana delle singole persone e delle loro famiglie, quanto nelle istituzioni che compongono il sistema di welfare. L’impatto della pandemia ha avuto effetti differenti, in relazione alla configurazione e alla qualità delle reti formali e informali in diversi ecosistemi. I servizi e le politiche sociali sono stati chiamati a rispondere a sfide inedite e il trauma da spiazzamento ha coinvolto gli stessi professionisti nelle organizzazioni del welfare. La letteratura sui disastri suggerisce di considerare la resilienza non solo come capacità di fronteggiare le avversità, ma anche come variabile legata alla disponibilità di risorse necessarie al benessere di individui, comunità e organizzazioni, dunque a condizioni strutturali che favoriscono la risposta concreta ai fattori di shock esogeno. Nei servizi sociali e socio-sanitari, si sono distinte da un capo le azioni bloccate di professionisti trattenuti dalle proprie organizzazioni, in attesa che tutto tornasse come prima, all’altro capo, le azioni di professionisti che si sono dati (e hanno ricevuto) autonomia d’iniziativa, di sperimentazione, d’innovazione, talora di improvvisazione, per incontrare la popolazione laddove si potesse.

I contributi accolti in questa sessione potranno concorrere alla riflessione e all’analisi delle modalità di reazione dei servizi nella necessaria ri-ambientazione dopo il primo spiazzamento, tra il blocco delle attività e la capacità di nuova iniziativa. I piani su cui si apre il confronto sono:

  1. comunicativo: allestimento di sistemi informativi per la diffusione e la raccolta di informazioni, l’utilizzo e la sperimentazione di nuove metodologie e nuovi media
  2. relazionale: nuovi setting per l’accoglienza delle persone, rimodulazione delle modalità d’accesso e incontro, sperimentazioni di digital social work
  3. mobilitazione e implicazione di nuovi soggetti: reti di vicinato, studenti in tirocinio, volontariato
  4. organizzativo: rimodulazione delle competenze e delle possibili integrazioni tra professionisti, avvio di sperimentazioni.