Sessione 13

Precarietà abitativa, pratiche e politiche di contrasto alla lente della pandemia

Coordinatrici di sessione: Daniela Leonardi, Antonella Meo, Silvia Stefani (Università degli Studi di Torino)

 

Descrizione

 Il tema dell’abitare ha acquisito nuova centralità con l’emergenza sociale e sanitaria legata alla pandemia. Cruciali nella diffusione e prevenzione del virus, le abitazioni sono diventate condizione indispensabile per l’attuazione delle misure di sanità pubblica e per la prosecuzione delle attività lavorative e dei percorsi di istruzione e formazione. Questa accresciuta rilevanza ha evidenziato la diffusione e l’eterogeneità delle situazioni di disagio abitativo presenti nel contesto nazionale. La precarietà abitativa, nelle sue diverse declinazioni, costituisce uno degli ambiti di estrema fragilità che la pandemia ha fatto emergere e aggravato. Coerentemente con la classificazione ETHOS elaborata da FEANTSA (2005), essa non riguarda esclusivamente soggetti in condizioni di grave esclusione e povertà, come le persone senza dimora, ma anche individui e famiglie che vivono in abitazioni insicure o inadeguate e soggetti inseriti in strutture “istituzionalizzanti”, che comportano una condivisione forzata dello spazio dell’intimità e del vivere quotidiano. 

 Già prima dell’emergenza Covid-19, nella letteratura internazionale la casa era identificata come una risorsa fondamentale per la “sicurezza ontologica” delle persone: un ambiente domestico sicuro permette, infatti, di percepire la realtà circostante come relativamente stabile e di beneficiare di uno spazio di intimità, parzialmente preservato da forme di controllo sociale (Dupuis e Thorne 1998, Padgett 2007). La casa è anche condizione basilare per l’esercizio della cittadinanza: Raquel Rolnik (2014) evidenzia come essa costituisca la via d’accesso a una serie di benefici sociali, culturali e politici, mentre Arjun Appadurai (2013) analizza la cittadinanza come un congiunto di azioni situate in un territorio, che non possono prescindere dalla condizione abitativa di ciascuno.

 Forme di abitare inadeguato e insicuro generano esperienze di cittadinanza instabili, volatili ed effimere, e possono innescare nuove disuguaglianze e divari di cittadinanza. La coesione sociale è messa fortemente a repentaglio dalla precarietà abitativa: l’approfondita ricerca di Matthew Desmond (2016) nei quartieri a basso reddito di Milwaukee ha rilevato come essa comprometta la creazione di reti sociali, la promozione dell’impegno civico, nonché la cura del territorio da parte degli abitanti, producendo quartieri più pericolosi, degradati e impoveriti. 

 La sessione è aperta a prospettive disciplinari differenti e a contributi teorici e di ricerca che esplorino forme e condizioni della precarietà abitativa in relazione alla pandemia, in ambiti diversi coerentemente con la classificazione ETHOS, ma anche esperienze abitative inedite tra innovazioni e persistenti criticità, eventuali spazi di sovversione, richieste di visibilità e capacità di voice da parte di soggetti e gruppi sociali investiti dal problema. La sessione mira a raccogliere altresì contributi focalizzati su interventi e politiche, strutturali o emergenziali, messi in atto a livello locale, regionale o nazionale per fronteggiare l’emergenza abitativa.