Sessione 6

Industria 4.0 e innovazione sociale. Gli effetti del cambiamento tecnologico su occupazione, cittadinanza e vita quotidiana

Coordinatore/i di sessione: Guido Borelli (IUAV), Maurizio Busacca (Università Ca’ Foscari di Venezia) e Barbara Da Roit (Università Ca’ Foscari di Venezia)

 

Testo della Call

Il termine “Industria 4.0” è stato introdotto per la prima volta dall’Associazione tedesca per la ricerca industriale e scientifica (Forschungsunion) nel 2011, in riferimento alla digitalizzazione della produzione industriale. Il concetto delinea la visione di una fabbrica intelligente, che è caratterizzata dalla completa interconnessione di tutte le sue componenti (umane e meccaniche) in processi produttivi di cui genera un ampio miglioramento: maggiore personalizzazione dell’offerta, riduzione delle risorse utilizzate, maggiore produttività del lavoro e maggiore flessibilità organizzativa con connesso miglioramento della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

In Italia l’attivismo governativo e delle principali associazioni di rappresentanza ha prodotto un esteso dibattito e l’avvio di un’intensa pianificazione, con relative politiche pubbliche di sostegno e programmi di ricerca di monitoraggio e valutazione, finalizzata ad estendere il numero di imprese che introducono una o più delle tecnologie che qualificano l’industria 4.0.

Il Secondo Rapporto Industria 4.0 nelle PMI italiane curato da Di Maria nel 2018 evidenzia che il 18,6% delle imprese studiate hanno adottato almeno una delle tecnologie qualificanti, in prevalenza nei settori mobile (16,8%), automobile (15,8%) e abbigliamento (14,2). Le principali tecnologie adottate sono: robotica (44,7%), laser cutting (44,2%), big data – cloud (41,6%) e manifattura additiva (34,7%), Internet of Thing e prodotti intelligenti (24,2%).

In pochi anni il fenomeno sta quindi acquisendo dimensioni significative, ma nel campo degli studi sociali il lavoro da fare è ancora molto, in parte per la recente diffusione del concetto e delle connesse strategie organizzative e di policy, in parte perché gli studi fino ad oggi realizzati si sono occupati prevalentemente degli aspetti tecnologici e gestionali, interrogandosi soprattutto sulle questioni di adozione. Fino ad oggi prodotte in netta prevalenza da studiosi di management, le ricerche sull’industria 4.0 hanno largamente trascurato sia i processi sociali connessi allo sviluppo e all’introduzione delle innovazioni tecnologiche – cioè “la costruzione sociale dell’innovazione”, sia gli effetti sull’organizzazione e la qualità dei tempi della vita e del lavoro.

Nella riflessione in corso sull’Industria 4.0, la questione tecnologica è non solo prevalente ma esclusiva, tende cioè ad assorbire ogni altra prospettiva. Questo si manifesta attraverso due limiti che emergono dal dibattito scientifico e di policy.

Primo, l’accento è quasi esclusivamente sulla sostituibilità della forza lavoro da parte dei robot, vista, a seconda dei casi, come opportunità o come forza dirompente. Mentre è più diffuso il dibattito (peraltro largamente speculativo) sugli effetti della trasformazione tecnologica sull’occupazione e sui sistemi di welfare, meno si è detto sull’impatto sull’esperienza del lavoro e delle relazioni ad esso sottese.

Secondo, sorto in ambito economico e tecnologico, il dibattito sia scientifico sia di policy sull’industria 4.0 assumere un modello unico di sviluppo, prendendo a riferimento il contesto tedesco, sottovalutando la diversità dei contesti socio-economici e la loro rilevanza per i processi di automazione e relativi risultati. Gli studi sulle “Tre Italie” hanno evidenziato le peculiarità istituzionali, sociali e produttive che distinguono diverse organizzazioni sociali della produzione nel contesto italiano. In linea con il nascente dibattito italiano, appare indispensabile considerare queste specificità per comprendere e governare la transizione all’industria 4.0 in territori che presentano diverse forme di organizzazione sociale a scopo produttivo

Il discorso e le politiche pubbliche in atto sull’industria 4.0 tendono ad affrontare le possibili ricadute del modello tecnologico in modo prescrittivo delineando un sistema di società (e di produzione) fondato su formazione (vedi competence center), empowerment (vedi organizzazioni flessibili) e flexicurity (vedi sussidi di disoccupazione). Industria 4.0 e le politiche ad essa associate, quindi, convergono su un modello di social investment state, che però in Italia (ma non solo) mostra grandi limiti di implementazione.
Quello che emerge dal dibattito è più un ‘modello desiderato’ (o temuto) che un ‘modello effettivo’. Al tempo stesso gli effetti della diffusione di questo nuovo modello di produzione sono reali e in rapida espansione. Alla luce di ciò, oggi si percepisce la necessità di mettere in discussione il determinismo che attribuisce alle tecnologie qualificanti una ‘naturale’ capacità rivoluzionaria e di indagare invece gli effetti concreti sulla vita quotidiana dei lavoratori e dei cittadini, in particolare per quel che riguarda la connessione tra sistemi di produzione e sistemi di welfare. Come vengono influenzate le vite degli individui dai processi in corso? Come reagiscono? Quali comportamenti sviluppano? A quali pratiche discorsive e non discorsive danno vita?

Ponendosi l’obiettivo di colmare parte di questa mancanza, l’invito a presentare contributi poggia su due presupposti: la centralità delle persone e delle relazioni sociali nei processi di automazione e la necessità di contestualizzare la rivoluzione digitale per comprenderne i processi. La sessione sollecita quindi la presentazione di documenti teorici, empirici e metodologici in grado di rappresentare un valido sostegno al crescente interesse sociologico  e di politica sociale per questo ambito di studi.

Quello che si vuole problematizzare è, oltre le retoriche di Industria 4.0, il passaggio dalla dimensione ‘adottiva’ delle imprese e delle politiche alla costruzione di un framework analitico capace di offrire agli studiosi una valida prospettiva di studio.

Nell’analisi delle politiche e delle pratiche al centro dei contributi proposti è richiesto di approfondire uno o più dei seguenti temi:

Sul piano analitico: quali sono le teorie che influenzano i processi in corso? Quali teorie li possono spiegare? Quali framework analitici si candidano ad osservare questi processi di trasformazione?

Sul piano empirico: quali sono gli attori emergenti e rilevanti in questi ambiti? Quali sono le forme principali che assumono queste trasformazioni? Quali effetti producono sui sistemi locali di welfare? Quali opportunità e quali limiti dell’azione pubblica?

Sul piano metodologico: quali metodi di ricerca possono aiutare nell’indagine di questi fenomeni? Abbiamo bisogno di un rinnovamento epistemologico/metodologico per capire e indagare questi fenomeni?

Sul piano critico: quali sono le posizioni (anche ideologicamente connotate) che sostengono o avversano i processi in corso? Attraverso quali modalità si manifestano?

 

Sotto-sessione A

Paper accettati

Condizioni e qualità del lavoro nella fabbrica digitalizzata (Dario Fondatana, Sergio Paba e Giovanni Solinas)

Industria 4.0: Impatti e ruolo del lavoro tra determinismo tecnologico e germanizzazione del fenomeno. Una ricerca empirica nella manifattura veneta (Francesco Iannuzzi, Iraklis Dimitriadis)

Alla riscoperta dell’interazione uomo-macchina. Gli effetti dell’introduzione della robotica negli stabilimenti logistici di Amazon (Maria Concetta Ambra, Marta D’Onofrio, Camilla Restaneo)

Gli effetti di Industria 4.0 su mansioni lavorative e gestione dello spazio di lavoro (Enrica Cunico)

Paper distribuiti

Profilazione e Digital Skills nell’Industria 4.0: un’accurata valutazione delle competenze tecnologiche per la riqualificazione ed il reinserimento lavorativo (Francesca Carta, Laura Agneni, Francesca D’Arista, Camilla Micheletta)

 

Sotto-sessione B

Paper accettati

Industry 4.0 e nuovi modelli organizzativi in Fiat: operai della conoscenza o operai dell’automazione? (Vito di Santo)

“Verso L’industria 4.0”- Lo scenario per un nuovo tipo di operaio? (Giovanna Muzzi)

La Sottoccupazione Tecnologica nell’automazione dei processi di produzione: un’analisi storica e sociale Massimo (De Minicis)

Innovazione tecnologica e over 50. Quale futuro? Il caso del polo dell’occhialeria di Belluno (Maria Luisa Aversa)

Paper distribuiti

Digitalization of the Italian banking industry: what about the quality of working life of employees and trade unions’ action? Insights from an action research project.  (Anna Carreri, Giorgio Gosetti, Nicoletta Masiero)

 

Sotto-sessione C

Paper accettati

Industrial relations at the crossroads, towards continuity or discontinuity? Industry 4.0 impact on Collective Bargaining and Trade Union Strategies in the Italian Retail Sector (Arianna Marcolin)

Terza Missione universitaria e Industria 4.0: una nuova governance per lo sviluppo locale (Francesco Orazi)

Industria 4.0 e contrattazione collettiva (titolo provvisorio) (Barbara Caponetti)

Trade unions responses to Industry 4.0 in the Italian Motor Valley: From corporatism to old and new dualistic tendencies (Valeria Cirillo, Maria Enrica Virgillito, Matteo Rinaldini, Jacopo Staccioli)

Paper distribuiti

Siliconization of elder care: The digital environment as a new space for design and provision of care (Luciana Lolich, Timonen Virpi)

 

Download paper