La storia del servizio sociale italiano fra innovazioni e anticipazioni

Coordinatori di sessione: Marilena Della Valle, Maria Stefani

 

Testo della call

Il servizio sociale costituisce un soggetto rilevante dei sistemi di welfare (Facchini, 2010) e anche della loro evoluzione, come evidenziato dalla produzione scientifica italiana e internazionale.

In Italia si assiste a un impegno nella ricostruzione storica della professione, soprattutto a seguito della costituzione della Società per la Storia del Servizio sociale (Sostoss) la quale fornisce impulso e guida scientifica alla ricerca in quest’ambito, anche rendendo consultabile l’ampio materiale raccolto: archivi di enti e organizzazioni non più attive e archivi di protagonisti della nascita e dello sviluppo della professione nel Paese.

Anche l’Associazione Docenti di Servizio sociale (Aidoss) è coinvolta sia direttamente – grazie all’opera degli studiosi dei fondamenti della disciplina, docenti dell’insegnamento di Principi e fondamenti del Servizio sociale – sia indirettamente, attraverso il sostegno a ricerche e pubblicazioni specifiche.

L’oggetto dello studio, da ampliare e approfondire, riguarda diversi temi del servizio sociale, correlati ai fenomeni e alle trasformazioni che hanno caratterizzato la storia sociale del nostro paese, ivi compreso il processo di professionalizzazione del servizio sociale; la produzione scientifica; i percorsi della formazione di base; gli aspetti identitari e valoriali; l’analisi di sperimentazioni anche con riferimento al ruolo e alle funzioni; il contributo offerto a esperienze di natura istituzionale e partecipativa. L’obiettivo è utilizzare il sapere accumulato nel tempo, per un agire professionale che, nelle mutate situazioni sociali odierne, continui a dare un utile contributo al sistema di welfare.

Ciò che finora è emerso attiene a contenuti ragguardevoli, anche per il loro rivelare una significativa portata innovativa e non di rado anticipatoria, purtroppo non sempre in grado di radicarsi e implementarsi, a causa di una molteplicità di fattori relativi sia alla dimensione politica- istituzionale, sia alla capacità della comunità professionale di promuoverne la legittimazione. Si fa qui riferimento a quanto finora portato alla luce rispetto alla storia delle scuole torinesi per assistenti sociali, alle radici del servizio sociale nel femminismo pratico e nella Resistenza, al Convegno di Tremezzo e alla rinascita del servizio sociale in termini democratici dopo la prima fase costitutiva fascista, che lo prevedeva solo come strumento dell’azienda a favore degli operai, in un’ottica di creazione del consenso.

Appaiono di particolare interesse le ricostruzioni di esperienze di lavoro con la popolazione nell’ambito del processo di ricostruzione, riferite a diversi progetti di trasformazione democratica della società in termini partecipativi e di sviluppo di comunità – come quello olivettiano e quello degli enti operanti nell’edilizia pubblica – e ancora le biografie di figure rappresentative, collegate a movimenti ed eventi di rilievo nella storia del welfare e della professione.

Fin dal Convegno di Tremezzo del 1946, il servizio sociale ha fatto emergere la propria identificazione con l’orientamento democratico di un’azione pubblica e privata volta a sostenere processi d’inclusione sociale e di partecipazione alla promozione del benessere e al superamento del disagio sociale, quadro in cui si delinea il ruolo dell’assistente sociale come figura professionale in grado di contribuire all’affermazione di una maggiore giustizia sociale. La cifra costante degli studi finora compiuti è, fra l’altro, quella che consente di considerare, in un approccio olistico, la persona all’interno del suo contesto con le reciproche influenze nella genesi dei problemi, ma anche nelle potenzialità delle risorse da promuovere, attivare, sostenere. La centralità della persona e il rilievo assegnato alla sua attiva partecipazione nei processi d’intervento – individuali e collettivi – costituiscono esempi di continuità culturale e anche di anticipazione, rispetto a questioni che oggi sono, non di rado, considerate inedite e innovative; si pensi, ad esempio, al dibattito attuale sugli effetti di standardizzazione prodotti dall’approccio managerialista nei servizi alla persona.

In un periodo, come quello contemporaneo, caratterizzato da scarsità di risorse e da gravi problematiche, appare di estremo interesse l’esplorazione degli esiti delle analisi finora compiute, tra i quali si cita la messa in luce della capacità innovativa che il servizio sociale italiano ha dimostrato negli anni cinquanta – settanta del Novecento, all’interno di esperienze di progettazione e organizzazione di nuovi servizi in grado di rispondere ai bisogni, partendo dall’analisi delle situazioni delle persone e degli ambienti di vita.

L’intento generale della proposta di sessione è sostenere lo sviluppo della ricerca e la disseminazione dei risultati che possano contribuire, nel presente, ad una riflessione sulle potenzialità del servizio sociale nel promuovere benessere e diffondere democrazia.

La call intende sollecitare contributi che

  • coniughino l’analisi di esperienze di servizio sociale afferenti al periodo 1945/ 1977 – cioè quello precedente alle trasformazioni intervenute con l’emanazione del dpr 616 – con le caratteristiche politiche, socio- economiche e culturali e con gli indirizzi di politica sociale dell’epoca. La messa in evidenza del processo di reciproca influenza tra l’attività professionale e le condizioni culturali e socio economiche della realtà nella quale si interviene può favorire una consapevolezza capace di interrogare anche l’operatività attuale;
  • ricostruiscano servizi e interventi innovativi ed iniziative sperimentali posti poi a tacere con le riforme degli anni Settanta – come il lavoro di comunità e il servizio sociale scolastico, per citarne due a titolo esclusivamente esemplificativo. L’obiettivo di tale ricostruzione è approfondire se il superamento degli interventi di settore abbia comportato una maggiore incisività e qualità dell’azione professionale o se, nello sposare un approccio generalista, siano andate perse qualificate competenze specialistiche che oggi si considerano necessarie. La questione polivalenza/specializzazione è stata ed è affrontata con strategie organizzative particolaristiche – seppur convergenti negli esiti – al di fuori di un dibattito scientifico e culturale che si auspica, invece, possa essere avviato;
  • presentino testimonianze di figure rappresentative, anche a fini biografici, o esiti di osservazione di documenti coevi o di fonti secondarie, come le pubblicazioni dell’epoca;
  • rivisitino esperienze e dibattiti i cui contenuti abbiano attinenza con questioni di rilevante attualità, come – sempre solo a titolo di esempio – il dualismo fra lavoro di caso e impegno comunitario, il rapporto fra professionisti e organizzazioni, le responsabilità deontologiche e i dilemmi etici.

 

Relazione di apertura

Marilena Della Valle
Docente di Principi e fondamenti del Servizio sociale Università degli Studi di Torino – Componente Segreteria AIDOSS

 

Persone di riferimento

Marilena Della Valle
Università di Torino e AIDOSS (Associazione Italiana Docenti di Servizio sociale)
Dipartimento di Culture Politica e Società dell’Università di Torino. Campus L. Einaudi, 100 – 10151 Torino
338-9388374 – 011-6702696

 

Maria Stefani
Società per la Storia del Servizio Sociale
3479230204 – 06 86214138