Sessione 27

Le sfide (rinnovate) del servizio sociale: professione di confini, crisi e mediazioni

Coordinatori di sessione: Eleonora Costantini (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia), Martina Visentin (Università di Padova), Maria Lucia Piga (Università di Sassari) e Daniela Pisu (Università di Sassari)

 

Testo della Call

L’assistente sociale si muove quotidianamente fra pubblico e privato, fra comunitario e individuale, tra universale e particolare trovandosi così in una collocazione strategica per la riconfigurazione del welfare locale. La continua ricerca delle migliori composizioni di equilibrio fra le diverse istanze soggettive e i mutamenti del contesto politico e sociale odierno, in un continuo riposizionamento degli elementi in gioco, è ciò che caratterizza la pratica quotidiana dell’assistente sociale. La capacità di muoversi fra confini istituzionali e fra confini professionali è forse il principale strumento che spinge il professionista a diventare un esperto dell’intermediazione (Abbott 1995) intra e inter-sistemica.

Un primo livello è rappresentato dalla persona, con cui l’assistente sociale si interfaccia in presenza; nella relazione con l’utenza, spesso si muove fra la minima e la massima discrezionalità, fra l’essere un guardiano di accesso alle risorse o un policy-maker de facto (Barberis 2010). Vi è poi il livello dell’organizzazione di appartenenza e la necessità, nel caso della Pubblica Amministrazione, di ridefinire gli interventi pubblici nell’ambito dei sistemi di protezione sociale, almeno per due ragioni (Venturi e Zandonai 2016):

– la difficoltà nel dare risposte attraverso erogazioni monetarie centralizzate e inadeguatezza dei sistemi di welfare centrati unicamente (o prevalentemente) su questo modello;

– la crescente differenziazione dei bisogni e il limite nelle risposte standardizzate.

Esiste, infine, un confine tra la pratica professionale esercitata nella propria organizzazione e la ricaduta pubblica (politica) di tale pratica, nella comunità che attribuisce valore tanto ai bisogni sociali che alle risposte in termini di servizi erogati. È su questo confine che l’assistente sociale si trova a definire tanto lo statuto pubblico della propria professione, che dell’oggetto della stessa (Vitale 2005).

L’assistente sociale si confronta e gestisce ciascuno di questi confini, mettendo in atto mediazioni rispetto alla propria identità, professionalità, azione politica/pubblica. I confini possono rappresentare elementi di messa in crisi della professione e del professionista: perché sollecitano la dimensione identitaria, quella organizzativa e quella pubblica. Proprio per questo, possono tuttavia rappresentare luoghi di innovazione sociale e promuovere trasformazioni incrementali del sistema complessivo di welfare territoriale (Ostrom 1990).

La call si propone di accogliere contributi teorici o analisi di caso, mirati alla costruzione di nuovi modelli di sviluppo del servizio sociale, che possano spiegare nuovi bisogni e vecchie metamorfosi nella cornice flessibile della nostra società (Gallino 2014). E ciò attraverso:

 – Lo sviluppo di azioni tendenti a riaffermare il ruolo dell’assistente sociale come professionista dell’advocacy nelle organizzazioni di servizio: esaminare cioè come può essere valorizzata la funzione di analisti della realtà sociale in rapporto ai decisori delle politiche sociali. Quali azioni vengono poste in essere dai professionisti per guidare gli enti pubblici nella giusta allocazione delle risorse statali? Di quali arene dispongono (se ne dispongono) i professionisti in argomento per esprimere la propria funzione di analisti pubblici?

 – Nuove pratiche dell’aiuto: il passaggio dal case management al case management partecipato quale transizione necessaria, anche per far fronte alle emergenze dettate da nuove istanze, in un’ottica concertata e condivisa con tutti i servizi preposti alla presa in carico di situazioni complesse e con l’utenza stessa.

 – Il ruolo pubblico dell’assistente sociale verso una co-produzione dei beni di pubblica utilità: si assiste a una modificazione di natura qualitativa delle istanze sociali e una richiesta verso una dimensione identitaria e relazionale; ciò che i cittadini chiedono ai sistemi di offerta di prestazioni sociali è “sviluppo umano” delle proprie capabilities (Sen 1992).

Referente per la corrispondenza mailcostantinivisentin@gmail.com

 

Papers accettati

Case management partecipato o diffusione di responsabilità? Il caso delle équipe (dis)integrate affido-adozione in Puglia. (C. Balenzano e G. Moro)

Il gerontological social work ella sfida della complessita’ (F. Corradini, L. Raineri e G. Avancin)

“La doppia fragilità” delle famiglie straniere: tra lavoro di comunità e approccio transculturale. Il caso bolognese. (F. Mantovani e G. Manella)

Il lavoro dell’assistente sociale con le persone senza dimora. Un caso di studio in una città del Sud. (S. Licursi e G. Marcello)

Contributed on-line

Assistente sociale mediatore tra povertà strutturale e storie di povertà inviduali: la sfida della relazione umana dentro e oltre la politica sociale (M.F. Grassi)

L’Introduzione della “messa alla prova”: nuovi confini e nuove sfide per il servizio sociale in area penale? (R. Capra)

Esplorazione dei conflitti e supervisione nel lavoro di équipe degli sprar (T. Tarsia)

 

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