Come cambiano i sistemi sanitari europei. Processi di trasformazione in tempi di crisi.

Coordinatori di sessione: Franca Maino, Stefano Neri

 

Testo della call

A partire dalla fine degli anni Ottanta i sistemi sanitari europei sono soggetti ad ondate successive di riforme, in un’epoca contrassegnata da profondi mutamenti demografici, con il processo di invecchiamento della popolazione e la presenza di ampi flussi migratori, e dalla transizione epidemiologica dalla prevalenza di patologie acute a malattie croniche. Il tentativo di conciliare esigenze spesso contrapposte quali, da una parte, il contenimento dei costi e il recupero di efficienza e, dall’altra, il miglioramento della qualità dei servizi e la loro riorganizzazione per rispondere alle mutate esigenze della popolazione sono alla base di riforme strutturali quali la managerializzazione e la concorrenza amministrata, il decentramento politico e amministrativo, oltre a politiche restrittive della domanda e dell’offerta.

Tali riforme hanno portato a diffusi fenomeni di ibridazione tra i sistemi sanitari dei paesi europei, che comunque non hanno sostanzialmente intaccato né – dal punto di vista degli assetti istituzionali – la possibilità di ricondurre ciascuno di essi ad una delle due grandi famiglie delle assicurazioni sociali e dei servizi sanitari nazionali né – dal punto di vista dell’accesso alle prestazioni – il tendenziale o completo universalismo dei sistemi sanitari europei.

Su tale processo storico si inseriscono la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 e le connesse politiche di austerità, che hanno colpito pesantemente soprattutto i paesi dell’Europa mediterranea, tra cui l’Italia. E’ ancora presto per esprimere giudizi compiuti sugli effetti della crisi, ma in questi paesi è possibile ipotizzare che siano in atto alcuni processi che, se in parte approfondiscono le tendenze osservate nei due decenni precedenti, per altri versi sembrano discostarsi da questi mettendo in discussione l’universalismo dei sistemi sanitari. Se infatti le esigenze di contenimento della spesa pubblica hanno condotto ad un’estensione dell’utilizzo di strumenti di gestione manageriale nelle organizzazioni sanitarie, esse però hanno anche spinto ad adottare politiche restrittive della domanda e dell’offerta più incisive che nel passato, tali da mettere di fatto in discussione l’accesso ai servizi da parte di fasce rilevanti della popolazione, come è particolarmente evidente in Grecia. Inoltre la ricerca di nuove fonti di finanziamento ha promosso il ritorno a forme di tutela occupazionale, di tipo integrativo o sostitutivo, come sta avvenendo in modo assai diverso in Italia e in Spagna.

Tra gli indirizzi di riforma maggiormente soggetti a revisione vi è il decentramento, soprattutto in alcuni dei paesi che si erano spinti più avanti in questo ambito come l’Italia e in parte la Spagna o, nel Nord Europa, Danimarca e Norvegia. Gli orientamenti di policy favorevoli al decentramento di poteri e responsabilità più o meno ampi ad enti di governo di livello inferiore a quello centrale si basavano sulla convinzione che sistemi sanitari decentrati potessero assicurare il raggiungimento di una maggiore efficienza, efficacia ed innovazione nonché una più elevata partecipazione dei cittadini ai processi di produzione di salute. Negli ultimi anni, però, e in maniera crescente, si è cominciato a ragionare sull’utilità di ri-accentrare in capo al livello centrale almeno alcune competenze in modo da assicurare su tutto il territorio nazionale, anche all’interno di un sistema decentrato, il perseguimento di alcuni obiettivi comuni in termini di servizi forniti, salute della popolazione e di contenimento della spesa. In particolare, le politiche di austerità legate alla crisi stanno spingendo i governi centrali non solo a riprendere più o meno direttamente il controllo della spesa sanitaria, soprattutto nel caso di quei soggetti che non si siano dimostrati in grado di assicurarlo autonomamente come nel caso di molte Regioni italiane, ma anche ad indirizzare l’utilizzo delle risorse sempre più scarse verso obiettivi condivisi su tutto il territorio nazionale.

In questo quadro sono benvenute proposte di paper che analizzino quale sia l’impatto della crisi sui sistemi sanitari dei paesi europei, evidenziando se e in quale modo gli interventi ad essa collegati stiano mettendo in discussione gli assetti istituzionali e gli indirizzi di policy seguiti nei decenni precedenti. Sono quindi attesi lavori che ricostruiscano quali siano state le principali direttrici di riforma degli ultimi anni e le loro implicazioni in termini di accesso alle prestazioni, qualità e sostenibilità finanziaria dei servizi sanitari; gli interventi mirati alla ridefinizione degli assetti organizzativi e istituzionali, che riguardino il finanziamento e/o la produzione dei servizi sanitari, modificando il rapporto tra i diversi livelli assistenziali, le relazioni tra pubblico e privato, la ripartizione dei poteri tra i livelli di governo; i processi di managerializzazione del settore sanitario, mettendo in evidenza la continuità o il mutamento di tali processi rispetto a quelli del passato. Le proposte possono riguardare le trasformazioni intervenute nei paesi europei (soprattutto, ma non esclusivamente, quelli dell’Europa mediterranea) – singolarmente o in ottica comparata – sia con riferimento alla rimodellizzazione dei sistemi sanitari a livello nazionale, sia con riferimento ai cambiamenti intercorsi a livello decentrato che hanno riguardato – là dove presenti – sistemi sanitari regionali (con particolare riguardo alle Regioni italiane).

 

Relazione di apertura

Lorraine Frisina Doetter
Università di Brema

 

Persone di riferimento

Franca Maino
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
Università degli Studi di Milano
Via Conservatorio 7 – 20122 Milano
Tel. 02 503 21185

 

Stefano Neri
Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche
Università degli Studi di Milano
Via Conservatorio 7 – 20122 Milano
Tel. 02 503 21146