I diversi volti della flexicurity tra teoria, retoriche e pratiche

The many faces of flexicurity: theories, rethorics and practices


Coordinatori di sessione: Rosangela Lodigiani, Lara Maestripieri

 

Testo della call

Con il governo Renzi, in Italia si è avviata una stagione di riforme che ha coinvolto anche la regolazione del mercato del lavoro, con l’emanazione, in due tempi, del cosiddetto Jobs Act. Il primo tempo, nella primavera scorsa, ha liberalizzato i contratti a termine e semplificato gli adempimenti per l’apprendistato (legge n. 78/2014). Il secondo tempo, con legge delega 183/2014, ha avuto come principale oggetto la riorganizzazione degli ammortizzatori sociali, il ruolo dei servizi per il lavoro e le politiche di attivazione, il riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e nuove tutele per la conciliazione e la maternità. Il discorso politico del governo si è ispirato ai principi della teorici flexicurity: mercato del lavoro flessibile, elevata protezione del reddito in caso di disoccupazione, nesso tra eleggibilità ai sussidi e ricerca attiva del lavoro. Per questo il Jobs Act ha mirato a: una tendenziale universalizzazione della protezione sociale (da cui restano però esclusi i lavoratori autonomi individuali); la promozione dell’attivazione specie dei giovani (in sinergia, si auspica, con la Youth Gurantee) e delle donne (con le misure per la conciliazione) e la riorganizzazione delle politiche attive (con la previsione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione); la maggiore flessibilità del lavoro specie in uscita (tradottasi in una riduzione delle tutele, soprattutto legate alla cancellazione dell’articolo 18 per i nuovi assunti; D.lgs 23/2015).

Comparsa nell’agenda politica europea già negli anni ’90, la messa in pratica della strategia della flexicurity ha trovato nel tempo diverse modalità di implementazione nei contesti nazionali che l’hanno assunta a riferimento, ma è stata ovunque duramente sfidata dalla crisi, mostrando di tenere meglio là dove si è sviluppata soprattutto la flessibilità interna, il dialogo sociale è stato intenso, le imprese sono state coinvolte attivamente (infatti, in uno scenario di rimercificazione, esse sono sempre più leva di cittadinanza e di accesso ai diritti sociali). Le buone pratiche di flexicurity hanno investito tanto nelle politiche attive quanto in quelle politiche passive, ancorché condizionate, ma soprattutto non si sono limitate ad agire sul fronte dell’offerta: si è puntato anche sulla domanda con politiche industriali e di sviluppo mirate, in ciò marcando la distanza tra teoria, retoriche e pratiche.

La sessione intende raccogliere contributi teorici e empirici che – da diverse prospettive disciplinari – riflettano sui recenti provvedimenti introdotti in Italia, ma anche sulle esperienze di altri paesi europei, che mettano in evidenza i presupposti di efficacia delle politiche di flexicurity (o la necessità di un loro ripensamento/superamento) e portino fondati elementi di interpretazione delle misure promosse dal Jobs Act. Per questo sono benvenuti contributi che focalizzino il dibattito sui seguenti aspetti:

  • Studi comparativi che descrivano le condizioni dell’applicazione di politiche di flexicurity promosse in diversi contesti nazionali.
  • Analisi dell’evoluzione storica delle politiche del lavoro in Italia, di cui il Jobs act rappresenta solo la più recente attualizzazione. In particolare, saranno apprezzati studi che riflettano sulle peculiarità normative italiane in tema di diritto del lavoro e in chiave comparata.
  • Riflessioni e analisi sugli effetti della riforma delle tutele sulla segmentazione e/o dualizzazione della forza lavoro, quale l’impatto selettivo di alcune misure di protezione (es. l’esclusione dei lavoratori autonomi individuali), o della loro progressiva entrata in vigore (come l’abolizione della protezione offerta dall’articolo 18 solo per i nuovi assunti).
  • Analisi dedicate ai provvedimenti ad hoc pensati per l’attivazione dei soggetti deboli sul mercato del lavoro, come i giovani e le donne.
  • Studi e analisi relativi all’implementazione e alla valutazione delle politiche di attivazione.
  • Riflessioni e analisi sul ruolo delle imprese, in quanto cruciali stakeholder delle politiche di flexicurity, e del dialogo sociale (per. es. nelle esperienze dei patti locali per lo sviluppo).

Si accettano contributi sia in italiano che in inglese.

 

 

Call for papers

With the Renzi government, in Italy it has started a new political wave, which have involved even the labour market regulation with the emanation in two steps of the so-called Jobs Act. Firstly, last spring, the government has deregulated the temporary contracts and it has simplified the requirements for apprenticeship (L. 78/2014). In a second step, with a legislation act delegated to the cabinet (L.183/2014), it has focused mainly on the reorganisation of social protection, on the role of employment and active labour market services, on the reorganisation of labour relations and on new rights for work-family reconciliation. The political argumentation of the Renzi government is inspired by flexicurity principles: deregulation of labour markets, protection of income in case of unemployment, link between benefit eligibility and activation. So far the Jobs Act has aimed at: tendential universalization of social protection (but still excluding freelance); the promotion of activation, targeting young (hopefully in synergy with the Youth Guarantee) and women (with new acts for reconciliation), and the reorganisation of active policies (in preparation of a national agency for employment); a stronger flexibility in layoffs (translated in a reduction of workers rights, mostly connected with the cancellation of art.18 for new contracts; D.Lgs 23/2015).

Come into view in European policy agenda since ‘90s, the implementation of flexicurity has find multiple ways of practising in the different national contexts that have promoted it, but it has been strongly challenged by the financial crisis, showing a better resilience where it has relied more on international flexibility, where the social dialogue has been intense, where enterprises have been actively involved (in fact, in a recommodification scenery, they are crucial lever for citizenship and access to social rights). Good practices of flexicurity have invested not only in active policies but also in compensation, even conditioned; especially they have not limited their action on supply side but they have also targeted the demand-side with focused industrial and development policies, thus signalling the distance between theory, rhetoric and practices.

The session aims at collecting theoretical and empirical papers which from different disciplinary perspective investigate on the recent reforms introduced in Italy, but also on the experiences in other European countries, aiming at highlighting what are the effective assumptions of flexicurity policies, if there is the need for its afterthought or abandonment, and then gives space for a debate on the interpretation of Jobs Act actions. We welcome papers focalising on the following aspects:

  • Comparative studies on condition for the implementation of flexicurity policies in different national contexts.
  • Analysis on the historical evolution of labour market policies in Italy, of which the Jobs Act is just the most recent action. In particular, we will appreciate contribution on the peculiarity of Italian labour laws in comparative perspective.
  • Consideration and analysis on the effect of Jobs Act on the segmentation and/or dualisation of Italian Labour market, as which will be the impact of the selective approach of protection actions (ie. the exclusion of freelance) or the progressive enter in force (ie. the abolition of the art. 18 only for the new contracts).
  • Case studies on targeted action for young and women.
  • Analysis on the implementation and assessment of activation policies.
  • Considerations and analysis on the enterprises role, as critical stakeholders of flexicurity policies and social dialogue (ie. in local pacts for development).

Papers are welcome in Italian and English.

 

Relazione di apertura

Paolo Roberto Graziano
Università Bocconi

 

Persone di riferimento

Rosangela Lodigiani
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

 

Lara Maestripieri
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milanno