Sessione 9 Sottosessione 1

La Salette a Torino: verso una gestione partecipata della “residenza collettiva”

(C. Casotti e A. Salza)

 Abstract

In via Madonna della Salette, un edificio di proprietà dei Padri Salettini, è abitato da circa tre anni da un gruppo di rifugiati usciti per lo più dai percorsi di accoglienza dell’ondata migratoria del 2011.
Tale edificio è stato oggetto di un progetto di recupero e trasformazione in residenza collettiva, su volontà di un gruppo di soggetti eterogenei fra i quali la Diocesi di Torino, Pastorale migranti, Caritas, Comitato di solidarietà rifugiati e migranti, Cooperativa O.R.So., Luoghi Possibili.
La palazzina è composta da cinque piani fuori terra e da un seminterrato; ogni piano è dotato di spazi comuni, una cucina e bagni comuni ai piani dal primo al quarto, mentre il piano terra e il seminterrato sono in prevalenza spazi comunitari. L’intervento di manutenzione straordinaria e riqualificazione energetica, pianificato in modo da consentire a circa un’ottantina di persone di continuare ad abitare nella struttura, ha richiesto un importante percorso di accompagnamento degli abitanti che, se da un lato ha cercato di risolvere principalmente problemi logistici legati alla convivenza con un cantiere, dall’altro ha inteso promuovere le capacità individuali, nell’ottica di costruire un senso di appartenenza alla struttura, di cittadinanza attiva, con l’obiettivo di contribuire ad una futura gestione della “residenza collettiva”.
Poiché gli abitanti, in considerazione della loro condizione di marginalità e vulnerabilità, hanno complessivamente scarse capacità di contribuzione economica, si è lavorato molto sui temi del risparmio da intendere in maniera collettiva, poiché non è possibile fare calcoli individuali di consumo. L’educazione al risparmio in una residenza collettiva come la Salette deve passare attraverso il rafforzamento della comunità nel suo complesso.
In un momento come questo, ove in Italia l’immigrazione è divenuto un tema caldo di discussione politica (spesso in modo specioso), il senso del progetto che ora descriveremo assume un valore di ordine più generale. Ogni forma di intervento che aiuti persone immigrate ad apprendere forme di convivenza e di azione nella comunità civica in cui si trovano a vivere, presenta una doppia valenza: da un lato diventa strumento per loro per meglio entrare in sintonia con la realtà sociale che li circonda; dall’altra riduce i rischi di frizioni, tensioni e incomprensioni in un contesto locale spesso pregiudizialmente ostile.
Il paper intende indagare come il progetto della Salette si inquadri all’interno delle azioni volte a rafforzare e rendere eque ed efficienti le comunità non intenzionali che sempre più spesso si formano sul territorio. E come si è affrontato il tema della razionalizzazione dei consumi energetici eliminando gli sprechi, in un contesto complesso di convivenza di persone con provenienza, lingua, abitudini ed età diverse.