Sessione 9 Sottosessione 1

Abitare Solidale: da Jack London al welfare generativo

(G. Danesi, M. Baldini e E. Nassi)

Abstract

Il lavoro di studio intende approfondire le potenzialità e le prospettive, in chiave fortemente sociale, della pratica dell’abitare condiviso e collaborativo, partendo dall’esperienza ormai decennale dell’associazione Auser Abitare Solidale; mediante l’analisi delle progettualità sviluppate da questa organizzazione del Terzo Settore – dalle coabitazioni tra soggetti fragili, alle forme più complesse di sharing abitativo come i Condomini solidali -, delle metodologie, strumenti e approcci adottati, nonché del rapporto funzionale e strutturato con le Istituzioni Pubbliche ed altre realtà del Privato Sociale, si intende evidenziare come la condivisione abitativa “non intenzionale”, ossia dettata da bisogni contingenti e fragilità, possa costituire una risposta generativa a nuove forme di vulnerabilità sociale ed economica.

La povertà abitativa, il diritto alla casa (inteso come accesso e/o mantenimento di questo diritto vitale) è in effetti uno dei maggiori vulnus della società contemporanea, aggravato dal concatenarsi di una serie eterogena di fattori: la crisi economica attuale, l’invecchiamento complessivo della popolazione, la limitata adeguatezza delle policy pubbliche tradizionali in materia, l’aumento e diversificazione dei bisogni, e, non per ultimo, le trasformazioni interne al mercato immobiliare con importanti “migrazioni”, soprattutto nelle grandi città o in quelle a vocazione turistica, dall’affitto residenziale alla locazione turistica.

Per fornire efficaci risposte multidimensionali sul tema è essenziale articolare interventi che, partendo dal sociale di iniziativa, prevedano un serio e costante lavoro di coprogettazione all’interno del cluster Pubblico – Privato, finalizzato a diversificare, specializzare e innovare i servizi in ambito abitativo, favorendo efficacia ed economicità dell’intervento.

Obiettivo del paper sarà in effetti quello di dimostrare che trasferire la buona pratica dell’abitare condiviso e collaborativo su un piano socialmente caratterizzato, ossia rivolto a vecchie e nuove forme di fragilità, inserendola a pieno titolo nelle policy pubbliche con una visione multidisciplinare e multifunzionale (contrasto al disagio socioeconomico, riqualificazione urbana, rigenerazione delle relazioni di Comunità) può determinare, come evidenziato dal case study, interessanti fenomeni di resilienza, community welfare, sviluppo di strumenti innovativi anche in tema di pianificazione e destinazione urbanistica, e sostanziale ottimizzazione della spesa.