Sessione 6 Sottosessione 2

Innovazione sociale e attivazione di reti informali: l’esperienza di welfare km0 in “VeryInformalPeople”

(V. Chizzola, D. Amosso, V. Sommadossi)

Abstract

Il paper intende proporre il percorso “Welfare a km 0”, sviluppato in Trentino a partire dal 2014 e esemplificare i primi risultati del percorso attraverso la presentazione di uno dei progetti finanziati. “Welfare a km zero” è un percorso volto a sostenere e rafforzare la cultura e la pratica del welfare comunitario e generativo nella società trentina. Il sistema trentino di welfare, pur essendo tra i migliori d’Italia, deve fare i conti da un lato con l’aumento di famiglie vulnerabili e l’indebolimento dei legami sociali, dall’altro con la diminuzione delle risorse a disposizione delle istituzioni. Come nel resto dell’Italia, anche per il trentino è emersa la necessità di individuare nuove modalità di risposta a problemi che aumentano a fronte di risorse decrescenti, attraverso la scoperta di nuove risorse generate dalla comunità nel suo insieme. Vista la complessità della sfida del nuovo welfare generativo è stato avviato nel 2015 un percorso di ascolto del territorio attraverso un confronto coi principali attori sociali, economici e istituzionali per costruire un’analisi condivisa dei problemi di contesto in modo da poter poi allestire laboratori progettuali e stimolare la nascita di progetti concreti.

Gli obiettivi del progetto “Welfare km 0” si collocano su tre livelli:
1) SPERIMENTARE UN BANDO DI CONVERGENZA che ha visto la Fondazione CARITRO come un broker di territorio in grado di ascoltare, selezionare e incentivare il territorio a dare risposte ai propri problemi.
2) MOBILITARE L’INTERA COMUNITÀ per generare welfare, mixando gli attori più tradizionali nella fornitura di servizi di welfare con soggetti che vanno oltre i perimetri del welfare, quali artigiani, commercianti, vigili urbani, bancari ecc.
3) ACCOMPAGNARE E INCENTIVARE INNOVAZIONI in grado di arricchire e migliorare l’offerta di welfare per la popolazione trentina, intercettando nuovi target di riferimento e nuovi strumenti e generando risorse e valore utilizzando tempo volontario dei cittadini, risparmiando su servizi già esistenti, aggregando e ricomponendo l’offerta dei servizi alla persona.
I cinque laboratori di progettazione, iniziati nel giugno 2016 hanno contato 220 iscritti appartenenti alla gran parte del welfare. I tre criteri guida della progettazione erano: a) includere come destinatari anche le nuove povertà del ceto medio;
b) ingaggiare come collaboratori, nell’allestimento dei progetti, anche attori non afferenti al welfare (eterogeneità della rete dei partner);
c) costruire progetti in grado di autosostenersi nel tempo.
A gennaio 2017 è stato pubblicato il bando per progetti di welfare generativo, in collaborazione con Provincia autonoma di Trento, Consiglio delle Autonomie Locali e Fondazione Demarchi, che ha messo a disposizione un budget complessivo di 750 mila euro. Al bando hanno partecipato 25 progetti che coinvolgevano anche realtà esterne al sistema di welfare. A seguito del percorso di valutazione sono stati selezionati otto progetti meritevoli di finanziamento.
Con questo paper vorremmo introdurre uno degli otto progetti partiti a gennaio 2018: “V.I.P, Very informal people”. In questi ultimi anni si assiste ad un notevole aumento delle situazioni di fragilità vissute da persone non abituate a rivolgersi ai servizi formali, vulnerabilità generate da eventi che spesso si collocano in una “zona grigia”, ovvero non sufficientemente gravi per essere prese in carico dai servizi, ma allo stesso tempo decisamente gravi per le conseguenze personali e sociali alle quali potrebbero portare. Pensiamo, ad esempio, ad una separazione, alla perdita del lavoro, all’affrontare una malattia, etc. In questi casi sono le reti familiari, amicali e i luoghi dove le persone vivono la loro quotidianità che possono fare davvero la differenza. Se però le persone si trovano sole, o con poche reti, a chi si possono rivolgere? Con chi si confidano? Di fatto, con tutte quelle figure che, a vario titolo, sono a contatto con le persone, le ascoltano, le supportano, ottengono la loro fiducia e sono punti di riferimento informali, cioè i very informal people: baristi, parrucchiere, addetti allo sportello bancario, allenatori sportivi ecc. Il focus del progetto consiste nella creazione di un nuovo livello di solidarietà sociale, avviato nello specifico nelle comunità del quartiere Oltrefersina e della Valle dei Laghi (provincia di Trento), una rete che permetta la crescita continua delle conoscenze e delle competenze dei V.I.P. anche sul lungo periodo. La sperimentazione è già partita con l’attivazione di V.I.P delle due comunità di riferimento (inizialmente baristi e taxisti) attraverso un primo aggancio informale e una prima intervista. Nel paper si vorrebbero presentare le metodologie utilizzate per la fase di osservazione del territorio e di aggancio dei V.I.P e i primi risultati emersi dalle interviste.