Sessione 6 Sottosessione 1

Secondo welfare e innovazione sociale in Veneto: i community manager come agenti del cambiamento

(M.Busacca)

Abstract

Molte delle cosiddette pratiche di innovazione sociale (Mulgan, 2006; Murray et al., 2010; Busacca, 2013; Moulaert et al., 2013) promettono di affrontare i problemi sociali proponendo soluzioni basate su un modello di coproduzione, nel quale differenti attori collaborano tra di loro e con attori al di fuori della loro rete (Borzaga e Tortia, 2017). L’obiettivo dell’innovazione sociale è infatti allargare e diversificare le relazioni sociali, andando oltre e ibridando le polarità delle società contemporanee (Moulaert et al., 2010).

In questo lavoro è analizzato il modo in cui le Alleanze per la Famiglia del Veneto – reti localizzate di attori pubblici e privati che operano sui temi della conciliazione tempi di vita e di lavoro – sono state implementate e gestite da personale degli enti locali (in prevalenza assistenti sociali) dando vita a percorsi professionali innovativi e a un allargamento degli attori tradizionalmente coinvolti (cfr «Secondo Welfare» in Maino, 2012) nelle politiche di settore, nonché allo sviluppo di strategie socialmente innovative per affrontare il problema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

Per la Regione del Veneto si è trattato di un programma in continuità con precedenti esperienze. Il programma di intervento predisposto dalla Regione del Veneto con la DGR n. 53 del 21/01/2013 ha rappresentato la naturale evoluzione di precedenti iniziative promosse dall’ente regionale quali il Marchio famiglia, il Distretto famiglia, il sistema regionale dei nidi in famiglia, i Programmi Locali dei tempi di vita e di lavoro, il marchio Audit Famiglia Lavoro e le aziende familyfriendly.

L’obiettivo delle Alleanze, 25 su 30 delle quali sono ancora attive una volta concluso il programma regionale, è di «sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite delle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali: un impegno di tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia in collaborazione con tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti» (Regione del Veneto, 2013). Le Alleanze, attraverso un sistema reticolare, mirano a stimolare attori molto diversi a orientare o riorientare i propri prodotti o servizi; sollecitano la convergenza di obiettivi; generano capitale relazionale e possono essere elemento di sviluppo ed incremento delle specifiche attività svolte da ciascun soggetto aderente.

Pertanto, in questo lavoro viene analizzata una politica regionale che a fronte di un investimento inferiore al milione di euro ha mobilitato un numero considerevole di attori locali: 156 Amministrazioni comunali, 15 AULSS, 74 Altri Enti pubblici, 47 Organizzazioni del Privato Sociale, 98 Associazioni di ambito familiare, 236 Altre associazioni e 43 Imprese/Associazioni categoria.

Per analizzare quanto descritto il lavoro riferisce di un lavoro di ricerca-azione curato nell’ambito di un programma di terza missione tra Università Ca’ Foscari e Regione del Veneto e durato 16 mesi, tra il 2015 e il 2017. Lo studio ha coinvolto 30 Alleanze per la Famiglia distribuite su tutto il territorio regionale, circa 90 operatori locali e un team di tre ricercatori e un supervisore scientifico. L’esito del percorso sono state l’identificazione e la descrizione di una figura professionale induttivamente ricostruita a partire dall’analisi delle pratiche di gestione, conduzione e coordinamento delle Alleanze per la Famiglia: il Manager delle Alleanze Territoriali per la Famiglia. Questa figura innova radicalmente il ruolo tradizionale ricoperto dagli Assistenti sociali operanti nelle amministrazioni locali. Partendo da un’analisi di come sono state gestite le Alleanze in termini di composizione, attività, obiettivi e governance, sono stati indagati i tipi di relazione socio-spaziale generate. Lo studio è stato condotto attraverso interviste in profondità, focus group con i principali attori locali e l’osservazione sul campo. Nel corso del lavoro ci si è chiesti se le Alleanze per la Famiglia siano un’innovazione sociale radicalmente trasformativa, oppure se siano funzionali ai modelli di produzione ispirati al capitalismo neoliberale, o se entrambe le ipotesi siano vere.