Sessione 6 Sottosessione 1

Le reti territoriali d’impresa come vettori per la costruzione di un nuovo modello di welfare: una ricerca empirica in Emilia-Romagna e Veneto

(L. Arletti)

Abstract

Le trasformazioni dei sistemi di welfare hanno portato sulla scena nuovi attori a rispondere alle sfide poste dai nuovi rischi sociali. Fra questi si trovano oggi le aziende, quali nuovi soggetti nell’arena della cittadinanza, anche se lo sviluppo di programmi di welfare da parte di queste, risulta essere fortemente influenzato dalla dimensione, in un contesto come quello italiano, caratterizzato dal 99,9% di piccole e medio imprese con l’80% degli occupati (Oecd 2014). A questo proposito, il Rapporto Welfare Index PMI 2017, nel campione di 3.422 piccole e medio imprese esaminate, ha evidenziato come le aziende con il maggior numero di iniziative rappresentino il 44,7% di coloro aventi tra i 101 e i 250 dipendenti, il 24,6% di coloro aventi tra i 51 e i 100 dipendenti, il 16,2% con un numero di dipendenti compreso fra le 10 e le 50 unità e infine il 6,8% di coloro con meno di dieci dipendenti. A partire da queste premesse, il contributo che si intende proporre ha per oggetto una ricerca empirica condotta nel periodo Novembre 2016 – Febbraio 2017 e avente per oggetto due reti territoriali per l’implementazione di politiche di welfare aziendale: la rete d’impresa Giano di Correggio (RE) coordinata da Unindustria Reggio Emilia, e la rete WelfareNet (2014-2015) delle province di Padova e Rovigo, coordinata dall’Ente Bilaterale Veneto. A guidare il lavoro l’ipotesi secondo la quale le PMI non abbiano la forza e gli strumenti sufficienti per l’attuazione di programmi di welfare aziendale, motivo per il quale le reti, possono rappresentare un canale di facilitazione. Affianco a ciò, l’ipotesi per cui la costituzione di reti può contribuire allo sviluppo di un modello di welfare territoriale che, a partire dalle imprese sia in grado di generare benessere anche sul territorio e sulla comunità di riferimento. Per rispondere a queste ipotesi, si è scelta una metodologia di tipo qualitativo adottando la tecnica dell’intervista semi-strutturata. Sono state realizzate 28 interviste coinvolgendo responsabili delle cabine di regia, referenti aziendali e partner di progetto per analizzare: la costituzione e la governance delle reti; gli interscambi fra gli attori; la cultura di welfare e del territorio nonché i programmi di welfare implementati. Rispetto ai risultati ottenuti, questi riguardano in primo luogo la presenza di relazioni basate su una logica partecipativa e di progettazione condivisa. Nel caso della rete Giano questa progettazione si sviluppa a partire dalle attività del comitato di gestione, nel cui esercizio risiede la discussione dei dispositivi da realizzare con il riconoscimento della massima libertà a ciascuna azienda, libera di aderire o meno rispetto alle proprie esigenze e alla propria popolazione aziendale. Nel secondo caso (WelfareNet), si è potuto riscontrare una suddivisione dei ruoli, dei compiti e degli obiettivi da raggiungere per ciascun partner, il tutto a partire da relazioni fiduciarie e attività svolte precedentemente alla rete da alcuni membri. Entrambi i casi appaiono caratterizzarsi per relazioni di natura informale fra gli attori, al di fuori di quanto previsto dalle rispettive forme di regolamentazione. Quest’ultime, riguardano da un lato, la presenza di un contratto di rete (Giano) e dall’altro, un accordo di partenariato (WelfareNet). In secondo luogo, la ricerca ha evidenziato l’assenza di una cultura di welfare condivisa fra le cabine di regia e i membri delle reti. In questa direzione, le cabine di regia, evidenziano da un lato, una cultura di responsabilità sociale e dall’altro, una visione contenente al suo interno elementi di produttività (modello performativo) ma all’interno di una progettazione multistakeholder fra più parti nel tessuto territoriale. Le aziende coinvolte, nel loro insieme, appaiono invece caratterizzarsi per una cultura performativa, volta a concepire il welfare aziendale quale opportunità per una migliore produttività del lavoratore, per uno sviluppo dell’azienda, nonché come opportunità di mantenere le migliori figure professionali e attrarre nuovo personale, pur in presenza di alcune realtà che ribadendo la centralità dell’attività aziendale, hanno acquisito e interiorizzato al loro interno una cultura di responsabilità sociale, che le ha portate a farsi carico del vissuto personale del lavoratore, non più percepito meramente come unità produttiva. In terzo luogo, la ricerca ha riscontrato una visione del territorio come bene comune limitata ad alcuni attori. Tale visione infatti è risultata particolarmente presente nella rete Giano, mentre è apparsa frammentaria nella rete WelfareNet dove è scarsamente presente sul versante aziendale, dove il territorio è concepito per lo più quale spazio di produttività e ricerca del personale. Ciò nonostante, l’analisi dei dati raccolti ha permesso di rispondere positivamente alle ipotesi di partenza e di individuare un modello di welfare territoriale e reticolare caratterizzato dai seguenti vettori di sviluppo: la collaborazione fra attori pubblici, privati e di società civile; la valorizzazione dei servizi della bilateralità e del terzo settore; il sostegno alle attività locali; la condivisione di misure fra le aziende; l’avvio di nuove attività per i servizi di welfare, nonché l’ideazione di agenzie di servizi per le imprese aperte anche alla cittadinanza.