Sessione 4 Sottosessione 2

Alternanza scuola-lavoro nelle Marche: diseguaglianze nella distribuzione delle opportunità formative ed occupazionali

(N. Giannelli e V. Sergi)

Abstract

Già a partire dagli anni ’70, in Italia le scuole superiori professionali e tecniche hanno avviato esperienze di stage e tirocini formativi per gli studenti degli ultimi anni con il duplice obiettivo della formazione tecnica e dell’inserimento professionale. Queste iniziative avevano una base nella vocazione produttiva dei territori di riferimento e nella capacità delle singole scuole di trovare interlocutori. Dal 2003 queste esperienze hanno trovato un quadro legislativo di riferimento nazionale con il nome di alternanza scuola-lavoro ed hanno ricevuto finanziamenti a livello regionale. Nel 2015 con la legge 107 questa pratica è diventata obbligatoria per tutti gli studenti di tutti gli indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado le scuole superiori.Il regime di obbligatorietà ha comportato un enorme sforzo per le scuole per mettere in opera tutte le misure necessarie a proporre questa eperienza a tutti gli studenti. Questa policy ha prodotto risultati variabili e disomogenei tra territori e le diverse tipologie di istituto. La nostra ricerca ha indagato le modalità con cui 15 scuole distribuite nelle diverse province delle Marche, professionali, tecniche e licei, hanno cercato di ottemperare a questo obbligo, cercando di mettere in luce opportunità, difficoltà e problemi emersi dalla messa in opera di questa ampia politica pubblica. Attraverso un approccio di ricerca qualitativa rivolto a trenta insegnanti tutor e responsabili di istituto dell’alternanza ed a tre gruppi di studenti basato su interviste semi strutturate e focus group è emerso un panorama variegato di tipologie di apprendimento e di strutturazione dell’alternanza più o meno aderenti al profilo formativo dei diversi istituti . In particolare i licei che avevano poca esperienza nel campo della formazione professionale e che in diversi paesi europei sono ancora esclusi dai percorsi di Vocational Educational Training hanno manifestato le maggiori difficoltà di applicazione. Le diverse strategie di adattamento istituzionale mettono in luce l’impatto sulla applicazione della normativa delle differenze economiche territoriali, delle diseguaglianze nel capitale sociale degli studenti e delle diverse attitudini professionali e motivazioni del personale docente.

Nel primo triennio della sua applicazione l’alternanza scuola-lavoro mostra dunque a livello territoriale forti distorsioni ed incoerenze rispetto agli obiettivi dichiarati nella sua realizzazione concreta. L’estensione dell’obbligo con un approccio top-down ad un numero molto elevato di studenti unito a difficoltà di tipo tecnico, funzionale ed a un non stimabile numero di resistenze esplicite ed implicite tra i diversi attori del sistema educativo ha prodotto una serie di risultati molto diversificati. Nonostante le difficoltà resta molto forte la richiesta da parte di docenti e studenti di una integrazione del curricolo didattico tradizionale con esperienze di realtà in ambito lavorativo e sociale. Tuttavia nell’analisi si evidenziano problemi di equità distributiva delle opportunità formative che ogni istituto affronta in modo diversificato. Inoltre considerando l’alta percentuale di disoccupazione e sotto-occupazione giovanile nei territori in cui si è svolta la ricerca emerge una sostanziale difficoltà metodologica e pratica ad attribuire alle esperienze di alternanza scuola lavoro un impatto misurabile sull’incremento dell’occupabilità degli studenti coinvolti.