Sessione 4 Sottosessione 2

Giovani in transizione dall’istruzione al lavoro: aspetti quantitativi e qualitativi del fenomeno tra recessione e ripresa economica.

(R. Cascioli)

Abstract

I dati a disposizione degli studi sulla transizione scuola-lavoro, sono a volte carenti, soprattutto in un’ottica di confronto internazionale e temporale.

A livello europeo è stato applicato un indicatore che permette una comparazione dei rendimenti in termini di occupabilità dei differenti livelli di istruzione tra i paesi europei: la percentuale di diplomati e laureati (20-34enni) occupati tra coloro che hanno concluso il percorso di istruzione e formazione da non più di tre anni. Il Consiglio dell’Unione Europea ha sottolineato l’importanza di tale indicatore per rafforzare la base delle conoscenze necessarie all’elaborazione di politiche di transizione scuola-lavoro per incrementare l’occupazione giovanile. In tal senso è stato posto come obiettivo europeo per il 2020 quello di portare l’indicatore all’82% su base media europea. L’indicatore utilizza i dati dell’European Labour Force Survey; il suo monitoraggio può orientare le politiche di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro così come quelle nel campo dell’istruzione e della formazione, contrastando le ricadute di lungo termine sulla vita lavorativa dell’iniziale difficoltà di accesso al lavoro (‘scarring effect’’).

Il presente contributo, prende spunto da un lavoro precedentemente presentato, dalla stessa autrice, alla Conferenza ESPANET del 2013. Saranno messi in risalto gli elementi peculiari della transizione al mondo del lavoro dei giovani italiani diplomati e laureati e, ove possibile, essi verranno comparati con quelli dei pari europei. Similmente, saranno approfonditi gli aspetti qualitativi del lavoro che i giovani trovano all’uscita dal percorso di studio, quali il grado di stabilità del lavoro ottenuto ed il grado di matching tra il livello educativo posseduto dal giovane e quello che sarebbe necessario per lo svolgimento del lavoro esercitato. Saranno presentate stime delle variazioni temporali delle probabilità di accesso all’occupazione e ad un’occupazione di qualità, elaborate con modelli multivariati.

L’orizzonte temporale di osservazione raggiungerà l’anno 2017; permettendo di esaminare principalmente l’impatto della ripresa economica – che si sta registrando negli anni più recenti – sul processo di transizione scuola-lavoro.

Il confronto riguarderà – in un’analisi retrospettiva – diverse coorti di giovani: in particolare, saranno confrontati i giovani che hanno conseguito il titolo secondario superiore o terziario da uno a tre anni prima (indicatore benchmark) con i giovani usciti dagli studi in un periodo più lontano, entro un range stabilito. La misura comparata del ritorno in termini occupazionali dei giovani usciti dagli studi più di recente con quello di coloro che da più tempo si trovano nel mercato del lavoro può aiutare a comprendere meglio su quali giovani l’impatto della crisi è stato di maggiore entità; ma, principalmente, quali giovani stanno cogliendo meglio gli spiragli di luce che si stanno registrando nel mercato del lavoro negli anni più recenti. E’ infatti importante sottolineare che parte del collettivo di riferimento dell’indicatore in questione, quello che risulta non occupato, costituisce un sottoinsieme dei NEET; si tratta di quel sottoinsieme che potrebbe avere maggiori probabilità di riscattarsi dalla condizione di NEET per essere incluso nel mercato del lavoro, in ragione del minor tempo intercorso dalla conclusione degli studi. Su questo una valutazione alla luce di alcuni dei risultati delle analisi proposte è certamente utile.

Infine, l’analisi della diffusione di overeducation tra i giovani avverrà attraverso un nuovo indicatore ricavato da una misurazione soggettiva del fenomeno. Nel 2016, l’ISTAT nell’ambito della Rilevazione sulle forze di lavoro ha effettuato un approfondimento tematico sui giovani nel mercato del lavoro al cui interno è stata posta una particolare attenzione al fenomeno del sottoutilizzo del capitale umano disponibile rilevando il dato relativo alla percezione soggettiva dell’intervistato riguardo alla corrispondenza tra il livello di istruzione da lui posseduto e quello che sarebbe realmente necessario per svolgere il suo lavoro. La modalità di misurazione della sovraistruzione attraverso un’autovalutazione, pur scontando i limiti delle misurazioni soggettive del fenomeno, ha l’evidente vantaggio di superare le criticità derivanti da una attribuzione della condizione di sovraistruzione che avviene attraverso una valutazione ex-ante – oggettiva o statistica che sia – di corrispondenza di un livello di istruzione ad un gruppo di professioni. L’impossibilità di effettuare un’analisi tendenziale del fenomeno attraverso questo indicatore, verrà compensata da un’analisi volta a definire le caratteristiche individuali, il percorso di studio seguito e le specificità lavorative che maggiormente influenzano la probabilità di trovarsi in una condizione di sovraistruzione.