Sessione 3 Sottosessione 2

Nuove funzioni dei luoghi della cura nel percorso terapeutico. Possibili soluzioni per le sfide del sistema sanitario

(R. Biancheri e S. Landi)

 Abstract

Il nostro SSN è certamente ritenuto uno tra i più equi nel mondo occidentale, le prestazioni sono sufficientemente integrate tra prevenzione e riabilitazione, e le nostre speranze di vita sono tra le più elevate. Nonostante queste evidenze, però, le poche soluzioni proposte per fronteggiare la crisi delle risorse, oltre ai tagli lineari, stanno provocando una diffusa e crescente insoddisfazione tra i cittadini e le cittadine che deriva principalmente dalle seguenti cause: 1) eccesso di burocrazia; 2) tempi di attesa troppo lunghi; 3) aumento della spesa privata per ottenere prestazioni soddisfacenti; 4) carenze e disfunzioni organizzative; 5) mancanza di informazioni e comunicazione; 6) scarsa empatia e relazionalità del personale medico e sanitario nei confronti dei pazienti; 7) sfiducia nella medicina tradizionale; 8) condizionamento delle cure e dei protocolli terapeutici da parte delle case farmaceutiche.

Non ultimo, in questo elenco, rientra anche il deterioramento materiale e logistico degli ospedali e di tutti i luoghi più in generale deputati alla cura della persona (ambulatori, strutture per gli anziani, strutture per la riabilitazione, ecc.), elemento significativo ma ancora troppo trascurato dalle analisi inerenti la qualità delle prestazioni. A nostro avviso, un’attenzione al comfort degli spazi è da tutti (consapevolmente o meno) connessa ad una percezione di maggiore e migliore assistenza. È noto, infatti, come le modalità e la fruizione dei servizi determinino in gran parte il livello di soddisfazione/insoddisfazione del paziente, per cui non solo l’efficienza/efficacia delle prestazioni, ma anche il comfort e l’accoglienza dei luoghi, possono far variare la percezione del modo del “prendersi cura”, ma soprattutto favorire un percorso terapeutico più favorevole, sia per la diagnosi, che per il decorso e l’esito della malattia, ristabilendo quella interazione fiduciaria tra medico e paziente che il ricorso alle medicine altre pone come problema cruciale.

Negli ultimi 30 anni, un numero crescente di studi ha riguardato l’interazione tra ambiente costruito e persona, e in particolare sono state indagate le modalità secondo cui lo spazio ospedaliero influisce sul benessere e la salute, tanto che sulla base di questi studi è stato anche sviluppato il concetto di “umanizzazione” degli ospedali. Su questo tema molto è stato fatto sul piano della riflessione teorica, ma ancora troppo poco nella realizzazione pratica, soprattutto per quanto riguarda non tanto i nuovi ospedali, quanto le strutture esistenti. Il contributo intende, per questo, portare la riflessione sulle possibilità di miglioramento del patrimonio ospedaliero storico, anche attraverso un’indagine sul campo, condotta in alcuni Centri dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (AOUP). In particolare, si è scelto di concentrare l’attenzione sugli ambulatori per la cura delle malattie croniche, poiché queste caratterizzano e determinano l’esistenza di una consistente parte della popolazione, e l’attenzione agli elementi che possano migliorare la qualità della vita diventa perciò fondamentale.
Dagli accesi dibattiti sul tema “costruzione di nuovi ospedali VS recupero delle vecchie strutture” emerge quanto, per rispondere alle nuove esigenze di cura, siano necessari ospedali nuovi. L’obiezione principale al recupero è che troppo complesso e costoso sarebbe adattare gli ospedali esistenti alle nuove necessità. Sorge però una domanda: come si possono gestire, in Italia, le moltissime strutture che dovrebbero essere dismesse nell’ arco di alcuni anni durante la delicata fase di transizione in cui le funzioni vengono trasferite? (es. Ospedale S.Chiara di Pisa). Dato che tale transizione, nella maggior parte dei casi, non avviene velocemente, ma anzi comporta spesso tempi molto lunghi, è necessario ragionare su come garantire ai/alle pazienti un’adeguata qualità e fruibilità degli spazi. Dobbiamo chiederci, quindi: come calare i principi per l’umanizzazione degli ospedali (facilmente impiegabili nella progettazione del nuovo) al patrimonio ospedaliero storico? Interventi migliorativi – anche minimi – che siano di veloce realizzazione e abbiano costi contenuti sono possibili. Alcune esperienze condotte a livello nazionale e internazionale suggeriscono possibili strade. Nella nostra indagine, in particolare, è stato possibile effettuare una comparazione con il contesto spagnolo, dove sono state analizzate alcune strutture che sono state oggetto di interventi di recupero negli ultimi anni, e che offrono utili spunti di riflessione.

Quindi, i principali obiettivi della presente ricerca, iniziata nell’ambito del Progetto europeo TRIGGER dell’Università di Pisa e a carattere multidisciplinare, consistono nell’individuare le maggiori criticità del patrimonio ospedaliero analizzato (nell’ambito della AOUP) e nell’identificare i più opportuni criteri di intervento per il recupero e il miglioramento della qualità ambientale.
La ricerca si è avvalsa di una metodologia quantitativa (survey) e qualitativa (interviste semi strutturate a testimoni privilegiati e focus group con il personale sanitario). Nel formulare l’ipotesi iniziale, abbiamo analizzato la letteratura di settore e definito indicatori chiave per la valutazione dei luoghi di cura, anche attraverso colloqui esplorativi con i dirigenti e osservazioni partecipanti. Il questionario è stato somministrato ai pazienti dei Centri oggetto di studio durante una settimana di rilevazione.
Il contributo intende quindi riportare i principali risultati della ricerca empirica nell’ottica di una rivisitazione critica dei modelli organizzativi del nostro Sistema Sanitario.