Sessione 2

Maternità come opportunità: un progetto multi-attore per sostenere la conciliazione vita-lavoro partendo dalle imprese

(V. Santoni)

Abstract

Da almeno un quindicennio, i paesi europei cercano di riformare i propri modelli sociali, ritagliati su strutture economiche e demografiche ormai sorpassate. In Italia, sono stati in molti ad evidenziare come il sistema di welfare stia conoscendo crescenti difficoltà, in particolare dovute a: (a) una riduzione della spesa pubblica e crescenti vincoli di bilancio, (b) proliferazione di nuovi rischi e bisogni sociali, (c) l’avvento e il perdurare della crisi economico-finanziaria del 2008 (Taylor-Gooby 2004; Esping-Andersen 2005; Ferrera 2005; Naldini e Saraceno 2011; Bonoli e Natali 2012).

A questo riguardo, una dinamica che fatica a trovare una risposta efficace dal sistema di protezione sociale del nostro Paese è quella legata ai bisogni di conciliazione vita-lavoro (Riva 2009). Nel corso degli ultimi anni, alcuni fenomeni sociali – come la pluralizzazione dei modelli familiari, il nuovo protagonismo della donna nel mercato del lavoro, l’elevata disoccupazione femminile, la fine dalla standardizzazione dei «cicli di vita» e la riduzione dell’impatto sociale del welfare informale e familiare – hanno contribuito ad acuire tali necessità. Il welfare aziendale – insieme ad altre iniziative che possono essere iscritte all’interno dei concetti di «welfare mix» (Ascoli e Pasquinelli 1993), di «secondo welfare» (Maino e Ferrera 2013) e di «welfare societario plurale» (Donati 2000) – può essere interpretato come uno strumento capace di contribuire ad un rinnovamento sostenibile del welfare state, in modo particolare con riferimento ai bisogni legati alla conciliazione vita-lavoro (Greve 2007; Seeleib- Kaiser e Fleckenstein 2009; Naldini e Saraceno 2011; Pavolini et al 2013; Rizza e Bonvicini 2014; Mallone 2015; Santoni 2017).

Partendo da tali presupposti, il paper qui descritto vuole proporre l’analisi di un’esperienza, inscrivibile all’interno dell’universo del cosiddetto «secondo welfare», che, coinvolgendo una pluralità di attori di natura diversa, ha cercato di favorire l’introduzione di misure di conciliazione in alcune realtà aziendali. L’iniziativa in questione è “Maternità come opportunità”, progetto attraverso il quale la Regione Marche – grazie al raggiungimento di un’intesa con le parti sociali regionali, Acni e Upi che ha promosso un bando dal volare complessivo di 400.000 euro – si è occupata di finanziare e sostenere alcune piccole imprese che hanno scelto di attivare politiche aziendali family friendly.

L’obiettivo del paper è quello di analizzare i risultati raggiunti dal progetto della Regione Marche, realizzando un “follow up” delle esperienze messe in piedi nella provincia di Ancona. Tale analisi vuole rappresentare il proseguimento di uno studio iniziato nel 2015 (periodo in cui il progetto si era appena concluso), i cui risultati sono stati riassunti in un working paper pubblicato dal Laboratorio Percorsi di secondo welfare (Santoni 2016). In particolare, l’analisi vuole prendere in considerazione i principali fattori che hanno condizionato le imprese nella

scelta di mantenere o abbandonare le misure di conciliazione al termine del finanziamento pubblico. L’ipotesi da cui si intende partire è cosi sintetizzabile: la capacità delle iniziative di welfare e di conciliazione di affermarsi all’interno del contesto aziendale negli anni successivi alla conclusione del progetto regionale è dipesa da alcuni fattori specifici; tali dinamiche riguardano: la cultura organizzativa e aziendale, l’attenzione delle realtà coinvolte ai bisogni dei propri collaboratori, le caratteristiche degli interventi previsti e la loro capacità di rispondere ai bisogni (reali) di conciliazione, il ruolo dell’ente regionale, il coinvolgimento delle parti sociali, l’utilizzo delle prestazioni da parte dei dipendenti, le caratteristiche dei lavoratori e i bisogni sociali evidenziati (Donati e Prandini 2009; Macchioni 2014; Maino e Mallone 2015; Maino e Rizza 2017; Maino 2017; Santoni 2017).

L’analisi sarà realizzata attraverso una serie di interviste in profondità con i referenti delle realtà della provincia di Ancona che hanno ottenuto il finanziamento regionale e con i responsabili della Regione. Si sottolinea che i progetti attivati in tale contesto sono stati tre e si sono contraddistinti per dure ragioni: a) hanno previsto tutti il coinvolgimento di una rete di imprese; b) due dei tre interventi sono stati ideati da reti di sole cooperative sociali (Santoni 2016).

In merito a quelli che potranno essere i principali risultati dell’analisi, si ipotizza che l’efficacia delle iniziative di conciliazione vita-lavoro sia condizionata principalmente dalla cultura aziendale e dalla capacità dell’impresa di strutturare un piano di welfare coerente con i bisogni sociali espressi. A questo riguardo, si presume che la “persistenza” delle prestazioni sia influenzata principalmente da: a) la “cultura” delle cooperative e il loro know how, che facilitano il processo di implementazione di servizi rivolti ai propri soci e lavoratori; b) la realizzazioni di reti, che agevola la sostenibilità (economica, organizzativa e tecnica) degli interventi nel tempo; c) il ruolo di coordinamento della Regione Marche, la quale si è posta come cabina di regia di un processo basato sull’interazione tra attori di diversa natura e finalizzato al raggiungimento di un benessere condiviso.