Sessione 28 Contributed on line

Integrarsi in salute: società cosmopolita e rinnovamento istituzionale

(S.D. Molli)

Abstract

Introduzione: prassi codificate e nuove utenze

Una delle principali sfide che la nostra società si trova oggi ad affrontare concerne il processo di adeguamento e aggiornamento delle istituzioni nazionali rispetto ad una realtà plurale e multiculturale. Anche l’ambito sanitario affronta di fatto questo tipo di dinamiche, rapportandosi ad un’utenza rinnovata, che interroga sotto svariati profili l’offerta dei servizi: dalla differenza nei modelli culturali/sanitari di riferimento alla capacità di utilizzo delle risorse, compresa la possibilità di mettere in pratica e proseguire le terapie.

La sanità, caratterizzata per definizione dall’uniformità delle prassi, diventa un ambito decisivo per poter analizzare ed interpretare queste processo di adeguamento organizzativo/istituzionale, dove si profila una continua negoziazione tra domanda e offerta, fatta di differenti strategie.
Nello specifico, questo contributo, sulla base di un finanziamento promosso da un ente del terzo settore della città di Milano, approfondisce le principali difficoltà rilevate nell’incontro tra domanda di cura e offerta di servizi, elaborando anche possibili strade di conciliazione per migliorarne il rapporto.

Sebbene la riorganizzazione nazionale dell’offerta sanitaria e la mancanza di risorse possono limitare questo processo di adeguamento istituzionale, appare decisivo approfondire le difficoltà della popolazione immigrata nell’ utilizzo delle risorse sanitarie.
Come noto, i dati epidemiologici rilevano chiare disparità di salute: elaborare strategie per limitare questa diseguaglianza appare necessario affinché le nostre istituzioni affrontino una realtà di fatto cosmopolita.

La ricerca: formare alla novità, oltre la mediazione.

La ricerca si basa su un finanziamento promosso dalla Fondazione Verga, ente del terzo settore che opera nella città di Milano. La Fondazione, tra i molti servizi offerti alle istituzioni locali, è inoltre attiva nella fornitura di mediazione culturale in ambito sanitario. Al fine di approfondire e migliorare questa presenza, è stata promossa una ricerca sulla salute della popolazione immigrata, e sulle difficoltà di accesso ed utilizzo dei servizi dove si trova a collaborare.

La ricerca si basa su interviste semi-strutturate, ed ha coinvolto il personale sanitario che collabora in questo progetto, attivo in più reparti, come l’oncologia e i servizi inerenti la gravidanza.
È stato inoltre coperto il panorama dei differenti profili professionali: medici, caposala, infermieri, mediatori culturali e volontari, affinché, con una prospettiva plurale, possano emergere con chiarezza le difficoltà dove poter intervenire.
In prima istanza, nel rapporto con la popolazione immigrata, emergono delle incomprensioni afferenti ai modelli culturali di riferimento; come noto, possono infatti variare le concezioni del dolore, delle terapie e dell’intimità corporea nella sua messa a disposizione dell’istituzione sanitaria.
In seconda istanza, si sottolineano difficoltà nella capacità di utilizzo delle risorse. Da un lato, non si conoscono le prestazioni offerte, e soprattutto, da parte degli operatori, si sottolinea la fragilità di implementazione delle cure consigliate. La continuità rimane una sfida per un’utenza che ha meno risorse e scarsa familiarità con il tipo di cure, compresa la regolarità nella loro implementazione e la conoscenza della filiera territoriale delle istituzioni a cui rivolgersi.
Sul lato dell’offerta, si rilevano alcune strategie per migliorare la fiducia e il flusso informativo, dalla traduzione dei referti all’apertura di spazi religiosi per la degenza del paziente.
Si rileva invece ad ampio spettro una domanda globale di formazione per la gestione dell’utenza e per la capacità di generare fiducia nel rapporto.
Il tema della popolazione migrante è spesso oggetto di discussione e di frizione sul luogo di lavoro, e a livello degli operatori emerge la riflessione di una società sempre più cosmopolita, ma si rileva anche la mancanza di cornici con cui interpretare questi passaggi.
Oltre la figura del mediatore, spesso richiesta per la dimensione comunicativa, nasce la domanda di corsi di formazione e di sensibilizzazione rivolta anche a settori esterni alla sanità (come l’ente promotore della ricerca), che hanno sviluppato conoscenze e relazionalità con la popolazione immigrata.
L’implementazione non è semplice: possono nascere resistenze e difficoltà gestionali, anche se si rileva un interesse crescente e un maggior coinvolgimento.
È possibile rilevare come la mediazione culturale sia concepita sempre meno come una pratica da delegare passivamente a singoli operatori, spesso poco integrati nel processo di cura.
La sfida dell’adeguamento istituzionale è una sfida presente e futura: un processo differenziato, che necessita però di formazione affinché si possa migliorare il rapporto con un’utenza rinnovata.