Sessione 28 Sottosessione 2

Migranti e servizi per le famiglie: pratiche e rappresentazioni di genitori e operatori sociali

(A. Santero e M. Naldini)

Abstract

Il paper discute come processi di categorizzazione istituzionale e sociale e risorse socio-economiche e di network condizionino l’accesso delle famiglie immigrate ai servizi pubblici rivolti alle famiglie con bambini. Il paper concentra l’attenzione in particolare su nidi d’infanzia e servizi sociali, con l’obiettivo di individuare “barriere” all’accesso e nella relazione tra famiglie migranti e servizi pubblici, “buone pratiche” e rappresentazioni, a partire dal duplice punto di vista di genitori immigrati e operatori sociali (educatrici e assistenti sociali).

Mentre aumenta il dibattito politico sul “welfare tourism”, in Italia, come in altri paesi di arrivo delle famiglie migranti, sono ancora pochi gli studi sull’effettivo accesso e sull’uso da parte delle famiglie migranti di interventi pubblici come i nidi d’infanzia e il sostegno familiare. L’articolo integra dati istituzionali e quantitativi con l’analisi di interviste qualitative con testimoni qualificati che lavorano come educatrici dei nidi d’infanzia pubblici, assistenti sociali e funzionari responsabili nelle due aree di intervento, in particolare nell’area metropolitana di Torino, scelta perché caratterizzata da un’elevata incidenza del fenomeno migratorio. Inoltre nel paper tali risultati sono confrontati con quanto emerge dall’analisi di 44 interviste qualitative semi-strutturate rivolte a padri e madri con almeno un/a figlio/a sotto i sei anni di età, single o in coppia, nati rispettivamente in Marocco, Tunisia, Perù e Romania (paesi individuati in modo da includere circuiti migratori numericamente significativi, diversi per composizione di genere, UE e extra UE) e residenti in Italia, nella medesima area territoriale degli operatori sociali. L’accesso al sostegno pubblico per le famiglie con bambini sembra essere particolarmente importante per le famiglie transnazionali, soprattutto quando, più spesso che nel caso delle famiglie “native”, i genitori e i bambini non possono contare sul supporto informale, in particolare quello intergenerazionale – parentale. Tuttavia, emergono esiti ineguali.
Dal punto di vista delle famiglie migranti, in un contesto di maggiore precarizzazione del lavoro e caratterizzato dalla carenza di politiche familiari e di investimenti sociali, i genitori migranti incontrano numerosi ostacoli aggiuntivi per accedere alle politiche familiari e nello specifico per riuscire a utilizzare i servizi educativi prescolastici. Questo comporta anche una maggiore vulnerabilità di queste famiglie, in primo luogo rispetto alle risorse da impiegare per la conciliazione tra famiglia e lavoro quando i bambini sono piccoli, ma anche rispetto alle percezioni e rappresentazioni legate alle definizioni di “buona genitorialità” o (non) adeguatezza delle famiglie migranti, che risultano condizionata da categorizzazioni derivanti dall’intersezione tra cittadinanza, status giuridico, storia migratoria, genere, posizione lavorativa, risorse sociali, culturali e linguistiche delle famiglie.
Dall’altro lato, le educatrici dei nidi e le assistenti sociali nei due ambiti di intervento considerati evidenziano alcune aree di criticità e sfide professionali sollecitate dalle sfide professionali che emergono dalla relazione con le diverse forme famigliari dei bambini migranti, rispetto al rapporto con questi utenti, al lavoro di rete con altre agenzie e enti pubblici o privati per le famiglie del territorio e, ultimo ma non meno importante, di tipo organizzativo.
Nella parte finale del paper, verranno proposte alcune riflessioni sul tema delle “buone prassi” e dei possibili interventi innovativi da implementare, sulla base delle esperienze emerse dalla ricerca qualitativa.