Sessione 28 Sottosessione 1

La salute psicosociale dei minori stranieri non accompagnati: l’esperienza del privato sociale e i rapporti con il servizio pubblico.

(M. Tognetti-Bordogna, A. Mascena, G. Cascio, A. Polito, S. Bonadies e M. Ragonesi)

Abstract

All’’interno del vasto fenomeno delle migrazioni, la presa in carico psico-sociale dei minori stranieri non accompagnati rappresenta uno degli aspetti pu’ delicati da affrontare. Lontani dalla propria casa, a volte senza neppure una famiglia, possono sperimentare un disorientamento culturale e un malessere psico-sociale che richiedono interventi specifici e volti ad una presa in carico globale.
La Sicilia e la Calabria sono da diversi anni delle regioni che rivestono un ruolo centrale nell’’accoglienza dei migranti. Esse ospitano numerose realtà del privato sociale (associazioni di volontariato, cooperative sociali, O.N.G., ecc) che, operando all’interno del sistema di accoglienza e ricoprendo un ruolo più o meno istituzionalizzato e formalizzato, si occupano della presa in carico dei minori stranieri, mediando il loro arrivo ed inserimento sociale con i servizi pubblici dislocati nel territorio che si occupano di salute, diritti, educazione. Spesso è proprio al livello dei rapporti tra privato sociale e servizi deputati alla salute psico-sociale e all’’assistenza burocratica-legale che si riescono a trovare sinergie funzionali al superamento delle problematiche dell’utenza: situazioni di vulnerabilità in genere complesse trovano infatti delle possibilità di soluzione nel confronto interprofessionale e nell’attivazione delle reti territoriali di riferimento, spesso operative storicamente in un contesto geografico e abituate a collaborare. Non raramente, però, la necessità di raccordare soggetti differenti genera frizioni nella definizione di azioni armoniche e coordinate, non essendo rare le situazioni in cui la presa in carico risulta frammentaria a causa di una carente condivisione di informazioni rilevanti e, più in generale, di difficoltá di comunicazione. Spesso a confrontarsi sono infatti culture organizzative e modelli operativi molto differenziati rispetto ai quali si rileva una scarsa conoscenza reciproca e si hanno poche possibilità ed occasioni di confronto. Appare del resto sempre piu’’difficile definire gli ambiti lavorativi di pertinenza e individuare delle teorie e delle pratiche comuni che permettano alle diverse istituzioni di operare in modo concertato, evitando sovrapposizioni e gap che risultano confusivi per una utenza che si confronta con un sistema gravato da lungaggini burocratiche e disfunzioni.

A partire da Focus Group e da interviste semi-strutturate insieme agli operatori del privato sociale e del servizio pubblico che operano in alcune realtà siciliane e calabresi, il presente contributo esplora la realtà dell’’accoglienza, individuando i vincoli che la rendono, parcellizzata e parcellizzante, sovente poco rispondente ai bisogni dei minori, agli obiettivi di sistema, ai valori e alle motivazioni degli operatori. In maniera parallela, verranno focalizzate le pratiche piu’ utili alla costruzione di una visione globale della presa in carico che possa favorire la tutela del superiore interesse del minore e la promozione del suo benessere. Un simile approccio, del resto, è quello che permette il superamento delle logiche emergenziali caratteristiche dell’attuale sistema di accoglienza, favorendo al contempo una minore probabilità di mettere in atto strategie che hanno una prospettiva temporale di respiro minimo che non consentono l’avvio di buone pratiche di inclusione e costruzione di cittadinanza.