Sessione 28 Sottosessione 1

Gli interventi di accoglienza integrata e la ricaduta sui territori

(M. Giovannetti ed E. Baldoni)

Abstract

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), in quanto sistema nazionale di seconda accoglienza, è composto da una rete strutturale di Enti locali che, accedendo al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA). Nei 16 anni di vita del Sistema di protezione, i progetti di accoglienza dello SPRAR, grazie alla copertura politica dell’ente locale e al contributo degli enti di tutela, sono diventati un punto di riferimento forte sui territori per tutte le azioni in favore di richiedenti asilo e rifugiati. Tale peculiarità ha consentito la crescita di competenze e capacità, specifiche e riconoscibili, in capo agli operatori locali dell’accoglienza, i quali sono diventati i principali interlocutori per gli enti e i servizi chiamati in causa nei percorsi di inclusione di richiedenti asilo/rifugiati.

Gli enti locali implementano, infatti, i progetti territoriali di accoglienza, coniugando le Linee guida e gli standard dello SPRAR con le caratteristiche e le peculiarità del territorio. In base alla vocazione, alle capacità e competenze degli attori locali – nonché tenendo conto delle risorse (professionali, strutturali, economiche), degli strumenti di welfare e delle strategie di politica sociale adottate negli anni – gli enti locali possono scegliere la tipologia di accoglienza da realizzare e i destinatari che maggiormente si è in grado di prendere in carico. Pertanto i progetti possono essere rivolti a singoli adulti e nuclei familiari, oppure a famiglie monoparentali, donne sole in stato di gravidanza, minori non accompagnati richiedenti asilo, vittime di tortura, persone bisognose di cure continuative o con disabilità fisica o psichica. Per le persone con una vulnerabilità riconducibile alla sfera della salute mentale sono previsti progetti specificamente dedicati. In ogni caso, per ognuna delle persone accolte rimane fondamentale il carattere temporaneo dell’accoglienza, che è sempre finalizzata all’autonomia e all’inserimento dei beneficiari.

Dal 2016, attraverso il Servizio Centrale, sono state raccolte le iniziative realizzate considerate particolarmente significativa in alcuni specifici ambiti di intervento: accoglienza materiale, mediazione linguistico-culturale, orientamento e accesso ai servizi del territorio, tutela psico-socio sanitaria, orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo, abitativo, sociale e legale, rafforzamento delle competenze degli operatori SPRAR, rafforzamento delle competenze degli attori/interlocutori territoriali, informazione e sensibilizzazione. Ciò ha consentito di raccogliere nel biennio oltre 1000 esperienze “positive” attivate su tutto il territorio nazionale, il 73,6% delle quali classificabile come “azione alle persone” (ossia interventi che rispondono a bisogni specifici di singole persone, nuclei familiari o gruppi sociali, senza tuttavia apportare cambiamenti in termini strutturali al territorio, ai sistemi e alle amministrazioni di riferimento) e il 26,5% come “azione di sistema” (interventi che producono cambiamenti sui sistemi di welfare locali in genere e sullo stesso sistema di accoglienza, attraverso la predisposizione di nuovi strumenti e metodologie in grado di rafforzare e supportare le strategie e le politiche di intervento delle amministrazioni locali e nazionali).

A partire da questo consistente patrimonio informativo, l’obiettivo del paper è quello di analizzare le ricadute sui territori di un numero selezionato di iniziative “di successo”. Dopo aver estrapolato dal data base complessivo le iniziative che più rispondevano a criteri di riferimento quali innovatività, originalità e rilevanza rispetto al numero di soggetti locali coinvolti e che presentavano indicazioni dettagliate su obiettivi, metodologie applicate, attività svolte, attori coinvolti e risultati ottenuti, queste sono state trattate come singoli studi di caso e pertanto indagate in profondità attraverso raccolta di materiale documentario e interviste focalizzate a coordinatori e operatori dei progetti. L’analisi, attualmente ancora in corso, delle 20 iniziative “positive”, di taglio descrittivo, ha sino ad ora consentito di evidenziare le principali ricadute sociali sui territori in quattro ambiti fondamentali: attivazione o miglioramento dei servizi presenti sui territori; facilitazione delle modalità di accesso e fruizione degli stessi (in particolare di tipo socio-sanitario e formativo); creazione o consolidamento di reti tra soggetti istituzionali e del privato sociale; attivazione di circuiti virtuosi di partecipazione alla vita comunitaria e inserimento in gruppi formali e informali (sportivi, ricreativi, culturali, di volontariato, ludici, religiosi, ecc.). Fungono da variabili discriminanti le dimensioni dei Comuni in cui le iniziative sono state realizzate, la loro collocazione geografica e le caratteristiche strutturali dei territori.