Sessione 19 Sottosessione 2

I servizi di accompagnamento al lavoro tra bisogni individuali e risposte integrate.

(A. Chiozza, L. Mattei e B. Torchi)

Abstract

Nel quadro del riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, anche le strategie operative dei Centri per l’impiego (CPI) sono andate via via strutturandosi lungo approcci multidimensionali, che coniugano la biografia dell’individuo con indicatori territoriali. In questo modo, la persona che si dichiara immediatamente disponibile al lavoro, viene inserita in percorso modulato in base alla profilazione.

La logica che sostiene tale processo è quello di tracciare un profilo personale di occupabilità e sostenere il soggetto nella ricerca di un’occupazione attraverso misure di politica attiva.
Si tratta dunque di capire in che misura, nell’ambito di tali strategie di accompagnamento, il contatto stesso tra utente e CPI costituisca un’occasione di incremento della partecipazione sociale e, nello specifico, delle reti in cui istituzioni e individui operano, vivono, abitano e si muovono.
La dimensione relazionale in questo contesto infatti appare significativa al pari delle caratteristiche anagrafiche funzionali alla definizione del profiling; l’ipotesi è dunque che le misure proposte dalla politica – nella linea delle logiche di empowerment – siano connesse anche all’attivazione di legami formali e informali e alla valorizzazione della cooperazione attiva degli e tra individui e che questo possa avvenire nell’incontro esperienziale tra individuo e istituzione (nella sua rappresentanza locale quale i CPI).
Per esplorare la collocazione del soggetto all’interno delle reti sociali e familiari e la natura dell’esperienza e del vissuto degli utenti dei CPI, il contributo si avvale delle risultanze dell’indagine ANPAL “Il profilo degli utenti e la customer satisfaction dei CPI”, condotta su 40mila individui di 30 anni e oltre che – nel 2016 – si sono recati in un Centro e hanno sottoscritto la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID).
Per questa popolazione, l’assenza di lavoro, una ridotta capacità di spesa e spesso una totale assenza di reddito si accompagnano a una forte difficoltà di manutenere o porre in essere relazioni che possano presuppore una valorizzazione della rete sociale, con la conseguenza di incidere negativamente sulla capacità di accedere a nuove risorse, nuove informazioni, nuove relazioni in grado di spezzare la dimensione di marginalità sociale legata allo svantaggio.

Senza dubbio è la rete familiare a connotare la quasi totalità delle relazioni cui ricorre l’utente del CPI. La rete che invece potrebbe assicurare l’accesso e il confronto con opportunità diverse da quelle abituali (rete linking) occupa uno spazio residuale nella vita quotidiana degli utenti e interessa appena l’1% dell’utenza.
Residuale risulta anche l’adesione ad associazioni e organizzazioni sul territorio che riguarda poco più del 14% degli utenti CPI.

Rispetto alla specificità dei legami, inoltre, l’indagine ha permesso di descrivere e successivamente associare le reti cui il singolo partecipa, in base alle caratteristiche delle aggregazioni formali e informali e in base alla intenzionalità e natura dei legami.
In una prospettiva più ampia, nei fatti, il contatto con il CPI (proprio per la presenza fisica sul territorio) assume la connotazione di investimento pubblico (e di sistema) se si guarda a misure messe in atto e che intervengono lungo la traiettoria del singolo, ma al tempo stesso può essere letto come una occasione per ampliare le opportunità di accesso a informazioni ed esperienze che altrimenti sarebbero rimaste sconosciute o precluse all’utente. Assumendo come imprescindibile la necessità di continuare a ragionare sul profiling dell’utenza per armonizzare e razionalizzare la natura degli interventi e dei loro standard su tutto il territorio nazionale, gli esiti del lavoro suggeriscono di potenziare un approccio che sappia integrare diverse politiche e possa prendere in carico la persona nella interezza della sua dimensione biografica. La declinazione individualizzata e condivisa del servizio, quindi, costituisce l’investimento più efficace in termini di rafforzamento di quei nodi di rete, di lotta all’esclusione e di sviluppo del territorio, tanto che anche nel processo di costruzione di un Sistema Informativo Unico capace di far dialogare le informazioni, si rafforza, ulteriormente l’idea della rilevanza del ruolo dei CPI come opportunità per il singolo ma anche come risposta ai bisogni e alle esigenze che definiscono dimensioni collettive: un nodo territoriale all’interno di una più ampia rete di servizi, nella certezza che solo una condivisione di competenze e responsabilità può rispondere a una domanda tanto diversificata e capillare e la cui efficienza non può essere misurata solo in termini finanziari.