Sessione 19 Sottosessione 2

Spazi informativi delle capabilities. Un’esperienza locale nel campo delle politiche formative.

(B. Giullari)

Abstract

Il saggio propone una riflessione sul rapporto tra costruzione di basi informative e processi di policy making a partire dall’illustrazione di un’esperienza locale di programmazione di interventi per favorire l’accesso ed il successo scolastico e le transizioni verso il lavoro. Le argomentazioni faranno riferimento ad alcune suggestioni che provengono dall’approccio delle capabilities (CA) e al ruolo cruciale assegnato alla questione degli spazi informativi (I.B.J.J.) sulle scelte collettive, il cui valore normativo ha ampie conseguenze nel prestrutturare il lavoro sul campo.

Sulla scia di orientamenti comunitari, anche in Italia, a partire dalla fine degli anni ’90, sono stati messi a punto, anche se in modo frammentato, sistemi di monitoraggio anagrafico dei percorsi scolastici e formativi e di transizione al lavoro. Agli inizi degli anni duemila, nel territorio metropolitano bolognese si è avviata la costruzione di un sistema di monitoraggio dell’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo. A seguito dell’avvio dell’Anagrafe Regionale degli Studenti della Regione Emilia Romagna, con il supporto della locale struttura di governance del sistema scolastico e formativo, è nato l’“Osservatorio sulla scolarità provinciale” (attivo fino al 2015) a supporto della programmazione territoriale di misure di contrasto alla dispersione scolastica e formativa. Grazie all’uso integrato di banche dati anagrafiche si è gradualmente sviluppato un sistema informativo in grado di fotografare sia la posizione di stock di studenti, sia, attraverso letture longitudinali, di registrarne i flussi: le traiettorie nella scuola, nella formazione professionale, nell’apprendistato per l’assolvimento dell’obbligo formativo e di inserimento nel mercato del lavoro. La lettura aggregata dei singoli percorsi scolastici, consentita dalla natura anagrafica delle informazioni fornite dalle istituzioni educative, ha evidenziato molteplici fattori di criticità rispetto alla “qualità” dei percorsi scolastici e dello “stare a scuola” (irregolarità dei percorsi a causa di bocciature, ripetenze, ritiri, trasferimenti tra istituti scolastici e loro diversa frequenza nelle diverse filiere di istruzione). In accordo con la letteratura e la ricerca sui rischi di dispersione ciò ha suggerito che per comprendere e contrastare l’abbandono scolastico e formativo occorresse decostruire letture e strategie di intervento basate sullo spartiacque “tra chi sta dentro e chi sta fuori” la scuola, per rivolgere l’attenzione “a ciò che accade dentro e fuori” la scuola stessa; superando l’ottica di definizioni funzionali alla quantificazione, in ottica comparativa, della dispersione scolastica “a consuntivo” (il tasso di Early School Leavers -ESL), effetto finale di fenomeni pregressi e che rimanda alla messa a punto di misure unicamente compensative.

Si è così avviato un percorso volto ad esplorare, in prospettiva multi-dimensionale, i problemi legati al successo formativo, al confine tra più aree di fragilità e più fattori di rischio. Ulteriori analisi di stampo longitudinale coordinate dall’Osservatorio, realizzate integrando le informazioni provenienti dall’Anagrafe degli studenti con quelle di altri archivi (informazioni sulle condizioni reddituali delle famiglie degli studenti e informazioni sugli inserimenti lavorativi successivi alla scuola), hanno messo in luce elementi utili alla comprensione delle basi delle capacitazioni di porzioni della popolazione scolastica, in particolare rispetto alla dimensione processuale delle opportunità e sulle dinamiche di formazione delle scelte rispetto ai percorsi di vita. Nell’analisi della concatenazione tra risorse, capacitazioni e funzionamenti ciò che contraddistingue il CA è infatti il carattere situato e al contempo dinamico: ciò significa prestare attenzione al grado di riflessività che le persone sono in grado di esercitare sulle proprie scelte ed il loro cambiamento nel tempo, laddove dinamiche di path dependency giocano un ruolo cruciale.

Il quadro conoscitivo condiviso a livello territoriale ha evidenziato come non sia scontato che l’accesso ad una risorsa – essere in un’aula di scuola, avere un contratto di lavoro, etc. significhi per le persone essere nelle condizioni di fare funzionare questo bene, esercitando la libertà di perseguire lo stile di vita cui si ha ragione di attribuire valore; laddove i meccanismi incapacitanti insistono tanto su dimensioni micro (soggettive, biografiche, familiari), meso (i contesti scolastici e di vita) e macro (la stratificazione sociale e la segmentazione scolastica, le condizioni del mercato del lavoro, etc.).

Le domande sollevate da questa esperienza riguardano più questioni. Da un lato il quadro conoscitivo che è stato costruito a livello territoriale suggerisce che investire spesa sociale per accrescere le opportunità formative e lavorative dei più giovani può avere esiti positivi a condizione che ciò avvenga verso un’inclusione scolastica prima e lavorativa poi di “qualità”; ciò rimanda all’esigenza di affiancare politiche formative ed educative con politiche di protezione sociale e di contrasto alle disuguaglianze. In secondo luogo, rispetto alla qualità delle basi informative e ai criteri di giustizia che esse veicolano, accanto all’esigenza di sistemi anagrafici di monitoraggio dei percorsi scolastici e formativi, a tutt’oggi deficitari nel nostro paese, è altrettanto essenziale mantenere elevato il livello di attenzione verso processi di costruzione delle basi informative di cui gli attori locali siano soggetti autonomi e non oggetti passivi, rischio presente a fronte di una metamorfosi nel rapporto tra conoscenza e azione pubblica all’insegna della progressiva astrazione e standardizzazione a sostegno di soluzioni prestrutturate ai problemi e alla valutazione di performance, anziché alla creazione di beni comuni, anche nel campo delle politiche formative.