La dimensione territoriale delle politiche migratorie nazionali e internazionali
I paesi della sponda settentrionale del Mediterraneo sono diventati nell'arco di pochi lustri ricettori di importanti flussi migratori, con alcune caratteristiche che li accomunano, tanto che alcuni autori parlano di uno specifico modello mediterraneo (Pugliese 2002; Baldwin-Edwards 2004; Ambrosini 2005): provenienze molteplici non legate strettamente a eredità coloniali, una rapida crescita degli stock di presenti e un altrettanto rapido passaggio a forme “mature” di migrazione, con processi di familiarizzazione; un inserimento lavorativo nelle economie domestiche, nell'agricoltura e nelle specializzazioni flessibili postfordiste con ampio ricorso all'informalità.
Le nuove migrazioni internazionali, inoltre, si inseriscono in un quadro di squilibri territoriali intranazionali, con riflessi importanti anche nel mercato del lavoro e nelle forme di mobilità migratoria interna, cosicché le regioni più ricche dell'area – come Catalogna, Lombardia ed Emilia-Romagna – nella somma della mobilità internazionale e intranazionale diventano i più grandi attrattori continentali di nuova popolazione (OECD 2008, 2009).
In particolare nel caso italiano, la territorializzazione delle politiche sociali, che segue i processi di federalismo amministrativo, riproduce e per certi versi accentua le disparità tra i contesti locali riguardo ai diritti di cittadinanza sociale. Sistemi di welfare residuali, come sono quelli dell'area mediterranea, si trovano a dover fronteggiare la cumulazione di nuovi e vecchi rischi e una trasformazione delle questioni territoriali di sviluppo ed equità. In un quadro nazionale spesso afasico, implicitamente o esplicitamente delegante, le policy network e le microregolazioni locali si trovano particolarmente protagoniste, nel quadro di una nuova sussidiarietà che apre spazi di libertà ma anche di rischio.
La letteratura che mette in relazione gli studi migratori con gli studi sul welfare state è ancora giovane, così come sono ancora relativamente scarse le ricerche empiriche su questo tema.
Di particolare interesse per questa sessione appaiono dunque saggi che esplorano i modelli di regolazione locale delle politiche migratorie nel quadro dei welfare mediterranei con le loro peculiari caratteristiche, che per molti versi li differenziano dai classici regimi di welfare individuati da Esping-Andersen (1990) (liberale, conservatore-corporativo e socialdemocratico).
Si incoraggia pertanto la presentazione di saggi che, da una prospettiva sociologica, politologica, economica e/o giuridica forniranno un inquadramento ai seguenti aspetti:
- una comparazione tra contesti territoriali diversi (all'interno di uno stesso stato o tra più stati) riguardo alla
regolazione delle politiche di integrazione degli immigrati inquadrata nel sistema di welfare locale;
- analisi sistematiche sugli intrecci tra specifiche politiche sociali (lavoro, abitazione, sanità, ecc.) e politiche per gli immigrati, evidenziando in modo particolare il sistema di governance locale e i relativi modelli di implementazione;
-ricerche che approfondiscano gli interventi per gli immigrati nel Mezzogiorno d'Italia possibilmente in prospettiva comparata con altre aree deboli del Mediterraneo.
- Studi che mettono a fuoco la relazione tra policy/ politics/welfare locale negli interventi specifici per gli immigrati.
Eduardo Barberis
Università di Urbino “Carlo Bo”
eduardo.barberis@uniurb.it
Francesca Campomori
Università di Bologna
francesca.campomori@unibo.it
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